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"La vita è la poesia preferita dell'universo. " A.B.

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Qui Milano Libera] Emilio Fede . ( sputata di Emilio Fede , cemsurato anke da Striscia la notizia
 
L'Espresso 23 02 2007 Peter Gomez TG4 di Fede fa schifo
 

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interessante e utile

mie poesie ^_^</ passaparola
 
1/28/2009

Piazza Farnese - 28 gennaio 2009

Alcuni video della manifestazione
e i miei commenti personali ...
Informatevi ascoltando da voi gli interventi
non fatevi abbindolare dai politici e dall'informazione .
Dal mio blog Trasparente.wordpress.com
Ecco l'intervento  Piazza Farnese 28 gennaio 2009
10/26/2008

NUOVO BLOG

Ho trasferito tutti gli interventi di questo blog su  trasparente.wordpress.com
nel trasferimento c'è il problema
 dei video che la gran parte non sono + visibili e al loro posto
si vede un codice modificato ....
e il problema dei colori ( sfondo testi ) ....
entrambi cercherò di sistemarli al più presto

Per iscriversi alla nuov anews letter cliccare qui :  Subscribe to Trasparente by Email
 


[  per un certo periodo continuerò a postare interventi sul nuovo blog, se vedrò che sara + maneggiabile come sembra allora continuerò definitivament lì
altrimenti tornerò a questo blog :) ciao !!   ]


Alex Buzzella

10/22/2008

Siamo in un mondo di disinformazione - Dario FO

Non mi ricordo più da chi l'ho sentito ...
 ma sono d'accordo che al giorno d'oggi
 ai 3 poteri separati di Montesquieu
vada aggiunta l'INFORMAZIONE ...
xk deve essere indipendente dagli altri
 il potere legislativo (fare le leggi),
il potere esecutivo (farle eseguire) e
 il potere giudiziario (giudicarne i trasgressori)

Siamo in un mondo di disinformazione - Dario FO
 

"incontro" con Walter Veltroni

Walter Veltroni

Ottobre 21, 2008 on 12:00 pm | In Politica |


 

Walter Veltroni ha sempre fretta. Non è facile rivolgergli una domanda. In questo è simile a D’Alema, l’eterno rivale. Ancor più difficile ottenere da lui una risposta. A meno che a interpellarlo siano Bruno Vespa o Gianni Riotta: per loro il segretario del Pd il tempo lo trova sempre. Ma non demordiamo, prima o poi riusciremo a intervistarlo, con pacatezza. Intanto si accumulano le curiosità insoddisfatte. L’altra sera Walter era atteso al teatro Carcano di Milano per un comizio. il segretario provinciale del Pd, Ezio Casati, appena ci ha visti, ci è venuto incontro e ci ha promesso: se fate i bravi gli chiedo di rilasciarvi un’intervista alla fine del suo intervento. Siamo stati bravi, anzi l’abbiamo applaudito a scena aperta, spellandoci le mani più dei militanti, mentre prometteva opposizione intransigente e criticava la dittatura del pensiero unico. Niente da fare: alla fine Casati si è dimenticato la promessa. Nel deflusso, Duccio ha comunque provato a interpellarlo sull’emendamento Salva-Geronzi (scoperto dalla giornalista Milena Gabanelli, nel silenzio dell’opposizione parlamentare) e sul voto del gruppo Pd al Senato, contrario alla richiesta di arresto del senatore Di Girolamo (eletto nelle liste Pdl in un collegio estero, secondo l’accusa previa falsa dichiarazione di residenza). Dopo aver farfugliato che loro a quell’emendamento erano contrari, Walter si è girato e se n’è andato a passi lunghi e ben distesi. Mentre scappava, Franz gli ha lanciato addosso una terza domanda, sul conflitto di interessi di Colaninno junior, giovane speranza del Pd. Silenzio del caro leader, agitazione delle guardie del corpo. Come di consueto, numerosi militanti “democratici” si sono scagliati contro di noi con insulti, invettive, minacce e qualche gomitata, visibilmente disturbati dalla nostra pretesa di rivolgere domande a un esponente politico, per nulla meravigliati che i loro amati leader se la diano a gambe ogni volta che un cittadino informato li interpelli senza riverenza. Il Nano è in una botte di ferro.


preso da Pieroricca.org

____
ormai va di moda tra i politici parlare parlare ... ma solo qndo nessuno gli fa domande 1 po diverse dalle solite ...

domande che dovrebbero essere fatte dai media , per un informazione intelligente ...

invece no ! ci si deve organizzare per sostituire i mezzi di informazione ( vedi meet up di Grillo , e Le organizzazioni Qui(Citta)Libera )

Aggressione fascista a Pavia

Aggressione fascista a Pavia

18 Ottobre 2008

Aggressione fascista a Pavia

Mercoledì 15 ottobre al centro sociale Barattolo di Pavia c’era una serata di musica e ballo, una serata di aggregazione organizzata dal Collettivo Universitario Autonomo in risposta alle ordinanze “anti-bivacco” volute dal sindaco di centro-sinistra Piera Capitelli (ordinanze analoghe a quelle di cui abbiamo sentito parlare di recente anche a Lecco). Si era presentata un sacco di gente quella sera, tanti ragazzi, tanti studenti, i soliti noti ma anche molte facce nuove. Dovete sapere però che il centro sociale di Pavia ha una particolarità: sorge accanto alla sede di Forza Nuova, o meglio: di fianco al Barattolo, nonostante le molte proteste sollevatesi, è sorta qualche anno fa la sede di Forza Nuova. E quella sera, fin dalle prime ore, erano state segnalate diverse intimidazioni da parte di chi, andando alla festa, doveva per forza di cose passare davanti a quella sede. Roba di tutti i giorni. Nessuno ci avevano fatto caso più di tanto. Vogliono solo provocare. Lasciamoli perdere. Questa volta però (e purtroppo non era la prima) i provocatori sono passati dalle parole ai fatti: verso le 23:00 tre giovani che passavano di lì sono stati aggrediti e colpiti al volto dai ragazzi di Forza Nuova sulla soglia della sede. Altre quattro persone si sono accorte di ciò che stava accadendo e sono sopraggiunti nel tentativo di soccorrere i ragazzi feriti. A quel punto gli aggressori, armati di spranghe, tirapugni e una mazza chiodata, recuperati dall’interno della sede, si sono opposti agli amici dei ragazzi aggrediti. La situazione è degenerata, tutti i ragazzi del Barattolo si sono precipitati in strada, sono accorse le forze dell’ordine e soprattutto le ambulanze per portare sette delle persone picchiate al pronto soccorso: le prognosi sono comprese tra i 3 e i 12 giorni. Nonostante questo, i ragazzi, velocemente medicati, vengono portati in questura dove vengono trattenuti fino alle 9:00 del mattino per l’identificazione e le deposizioni prima di tornare in ospedale. Nel frattempo i ragazzi in strada hanno improvvisato un presidio davanti alla sede, mentre alcuni poliziotti li tenevano a debita distanza per “sicurezza” e altri invece scortavano gli aggressori, riparatisi all’interno della sede, sulle macchine della polizia. Ecco che allora il Collettivo Universitario Autonomo organizza per il giorno seguente una manifestazione nella fatidica via. Si sono presentate all’incirca 200 persone tra studenti , lavoratori, membri del collettivo Co.r.s.a.ri. ed anche alcuni consiglieri comunali di Rifondazione. L’intento della manifestazione di oggi era la richiesta della chiusura immediata della sede di Forza Nuova a Pavia e come gesto simbolico di riappropriazione di quello spazio si voleva appendere un paio di striscioni alla saracinesca della sede. Le forze dell’ordine però, in tenuta da sommossa, si sono schierate impedendo ai manifestanti di avvicinarsi, così il corteo si è trasformato nuovamente in presidio. Un megafono recuperato è diventato allora portavoce dell’amarezza, della tristezza, della rabbia dei presenti. Rabbia, soprattutto rabbia, anche perché durante la serata è giunta la notizia che addirittura ai ragazzi brutalmente pestati è stato impedito di esporre denuncia contro gli aggressori. Il sindaco di Pavia promuove la sicurezza per le strade impedendo la libera aggregazione nelle piazze, il consumo di alcool al di fuori degli esercizi commerciali, ma a fronte di questi fatti si limita a dire “non posso farci niente”. Questo però ai ragazzi non basta. A tutti noi non basta. È stata formalmente richiesta la chiusura immediata (non lo spostamento) della sede di Forza Nuova da parte del Collettivo Universitario Autonomo e dai consiglieri di Rifondazione, gli stessi che si dichiarano pronti a vigilare personalmente, quotidianamente, “perchè quella saracinesca non si alzi mai più”.

Laura Isacco

preso da http://www.quileccolibera.net


CAMORRA, ARRESTATO REGGENTE CLAN MAZZARELLA

CAMORRA, ARRESTATO REGGENTE CLAN MAZZARELLA

NAPOLI  - Sorpreso insieme ad altre due persone durante un summit di camorra, Paolo Ottaviano - ritenuto l'attuale reggente del clan Mazzarella - è stato arrestato dagli agenti della squadra mobile della questura di Napoli. Ottaviano, che è nipote del capoclan attualmente in carcere, é destinatario di un provvedimento di fermo, emesso dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, per il reato di associazione a delinquere di stampo camorristico. L'uomo, al momento dell'arrivo della polizia era in compagnia di altri due affiliati al clan, anche loro finiti in manette.

A sorprendere i tre esponenti del clan "Mazzarella" - Paolo Ottaviano di 35 anni, Biagio Aiello Rapicano di 27 e Francesco Rinaldi di 50 anno, questi ultimi due arrestati in flagranza per il reato di associazione camorristica di stampo mafioso - sono stati gli agenti dei "Falchi" della VI sezione della Squadra Mobile della Questura di Napoli, in piazza Mercato. I tre, nel corso di una riunione, erano intenti ad effettuare i conti della gestione del mercato di calzature griffate false. I poliziotti hanno sequestrato un catalogo di calzature "Hogan" ed un elenco di commercianti, a cui i prodotti falsificati erano imposti per la vendita sul mercato. Gli agenti hanno, inoltre, sequestrato denaro contante ed un libro mastro attestante la contabilità del clan per la gestione dell'illecito mercato del falso.


da ANSA

Don Ciotti: sconfiggere la ''mafia delle parole''

Don Ciotti: sconfiggere la ''mafia delle parole''


21 ottobre 2008
Roma.
"La prima vera scommessa da vincere é la partecipazione, passare dall'io al noi". Per raggiungere importanti obiettivi come la pace, la difesa dell'ambiente, il superamento di tutte le forme di disagio sociale "é necessario poter contare sul contributo di tutti".



E' quanto ha spiegato don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e presidente dell' Associazione Libera, durante l'incontro alla Casa Internazionale delle Donne di Roma con gli studenti dell'VIII edizione del Corso EuroMediterraneo di giornalismo ambientale "Laura Conti", organizzato dall'Editoriale La Nuova Ecologia, in partenariato con il Centro Mediterraneo per l'Informazione e la Comunicazione del Programma Ambiente delle Nazioni Unite. Il sacerdote simbolo della lotta alle mafie, ha affrontato vari temi: legalità, etica come corresponsabilità e valore della professione giornalistica. "La prima mafia da combattere é quella delle parole, perché a parole ci sono sempre tutti" ha affermato don Ciotti. Tra gli argomenti anche il ruolo della politica "incapace di produrre leggi adeguate e in tempi giusti, ma sempre pronta a promulgare provvedimenti in difesa di interessi particolari". Don Ciotti ha parlato anche della questione rifiuti. Secondo il sacerdote rappresentano l'emblema della società, dello spreco e del consumismo. Infine ha ricordato il ruolo svolto da associazioni come Legambiente che, nell'ultimo rapporto Ecomafia, denuncia una situazione preoccupante: nel 2007 le ecomafie hanno fatturato poco meno di 20 miliardi di euro, circa un quinto dell'intero giro di affari della malavita organizzata.

ANSA

preso da antimafiaduemila.com

Non serve solo dire il ''carcere duro va rafforzato''

Non serve solo dire il ''carcere duro va rafforzato'' PDF Stampa E-mail

di Giovanna Maggiani Chelli - 21 ottobre 2008
Già una volta abbiamo detto di essere concordi con il Ministro della Giustizia Alfano e lo ribadiamo Ben venga un Ministro che finalmente ...




... lavora per dare alla mafia quello che si merita, perchè fino ad oggi nessun Ministro della Giustizia in questi ultimi 15 anni lo aveva mai fatto, anzi.
Il “41 bis”, è vero non è una tortura per la mafia, è l’isolamento severo,ma giusto, che non consente ai mafiosi di dare ordini dal carcere e questo loro non lo vogliono, lo hanno detto chiaramente quando in via dei Georgofili hanno ammazzato i nostri parenti.
Non serve però solo dire il “carcere duro va rafforzato”, bisogna farlo e una grande prova di buona volontà, sarebbe far ritornare al “41 bis” Gioachino Calabro, Cosimo Lo Nigro , Salvatore Benigno e Giuseppe Barranca .
Per rispedire il mafiosi suddetti, rei di strage, a “41 bis” ,bisogna cambiare la legge attuale però , la quale di fatto sancisce sì il regime detentivo di “41” bis, ma contemporaneamente lo nega, affermando che quando il reo dimostra di aver tagliato i ponti con l’esterno, lo stesso potrà tornare a carcere normale.
Come farà mai il mafioso, ad avere contatti con l’esterno se il “41 bis” è stato sancito proprio perché quei contatti non ci fossero, ma chi vuole prendere in giro la giustizia di questo Paese?
Chiediamo quindi a gran voce ,una legge che renda il “41 bis” un regime detentivo di completo isolamento per i mafiosi rei della strage del 27 Maggio 1993.
Sono Dario Capolicchio, Fabrizio Nencioni, Angela Fiume , Caterina Nencioni e Nadia Nencioni i nostri morti che hanno pagato il prezzo tutto intero nel 1993 , in nome e per conto dell’annullamento del carcere duro ai boss di “cosa nostra”, istituito dopo la morte di Falcone nel maggio 1992 , e messo in pratica solo dopo la morte di Borsellino nel luglio del 1992.
Per questo siamo quelli assolutamente titolati a chiedere che finalmente sia resa giustizia; mentre l’odio lo lasciamo alla mafia e a quanti si sono collusi con la stessa in quel maggio del 1993 , infatti accecati da quell’odio mafioso e da quella ingordigia smisurata non consentono mentre dominano, di far fronte alle nostre cause civili che chiedono a gran voce un senso di umanità nei nostri confronti.

preso da www.antimafiaduemila.com



Madrid, proteste per la ''truffa'' Lehman Brothers

Madrid, proteste per la ''truffa'' Lehman Brothers


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di Paolo Menchi - 13 Ottobre 2008
Oltre un centinaio di risparmiatori hanno sfilato a Madrid di fronte alla sede del Banco di Spagna per protestare contro gli istituti di credito che avevano venduto loro obbligazioni della Lehman Brothers e per chiedere all'istituto di vigilanza di aprire un'inchiesta su come sia stato collocato il titolo.*



Ognuno portava un cartello con in alto il nome ed il logo della Banca responsabile della vendita e la scritta "Donde esta mi dinero?" che credo non abbia bisogno di traduzioni.
Promossa ed organizzata anche dall'associazione dei clienti delle banche ed assicurazioni (Asociación de Usuarios de Banca y Seguros - Adicae) la manifestazione si è svolta senza incidenti ma la rabbia dei risparmiatori era evidente.
L'accusa che viene mossa è quella che le Banche hanno venduto un titolo spacciandolo come sicuro, ingannando così i risparmiatori che chiedono che il governo prenda in considerazione l'ipotesi di un risarcimento, almeno parziale.
Alcuni si sono lamentati del fatto che, fidandosi ciecamente dei loro consulenti bancari, hanno scoperto solo in un secondo momento che la loro banca aveva solo la funzione di collocare il prodotto di un istituto di credito americano.
La maggior parte di loro erano pensionati che avevano investito buona parte della loro liquidazione in un prodotto che gli era stato assicurato come tranquillo ed ora hanno perso tutto.

Tratto da: clarissa.it

preso dawww.antimafiaduemila.com

* purtroppo bisogna anche chiederle queste cose ! ...

Veltroni: ''Mai avuto a che fare con Villabate''

Veltroni: ''Mai avuto a che fare con Villabate'' PDF Stampa E-mail

di Silvia Cordella - 21 ottobre 2008
Ha deposto di fronte alla quinta sezione del Tribunale di Palermo il segretario del Pd Walter Veltroni. Ma del Centro Commerciale di Villabate, per cui era stato chiamato a rispondere dalla difesa di Pierfrancesco Paolo Marussig, non ne sa nulla.



Così il leader del Partito Democratico ha negato il suo coinvolgimento nel progetto che tanto aveva suscitato gli appetiti della famiglia mafiosa dei Mandalà, interessati a far sorgere a Villabate, un modesto centro alle porte di Palermo, un Warner Village composto da venti sale cinematografiche e un ipermercato targato Auchan. 
Secondo il pentito Campanella il lungo ed articolato iter amministrativo per l’approvazione del progetto aveva però incontrato non poche difficoltà. Una in particolare aveva riguardato il parere contrario di un esponente dei Ds, Giuseppe Mannino, il quale aveva palesemente contrastato in sede di approvazione la proposta commerciale, accusando Campanella di voler favorire la Asset (la società romana di intermediazione di cui Marussig era presidente) e il disegno mafioso. Per ammorbidire la sua posizione, aveva spiegato Campanella, «Marussig si era rivolto a Veltroni per fare pressioni sul consigliere comunale perché non facesse più opposizione in aula» e ottenere così il via libera della maggioranza. Il canale per arrivare all’esponente politico sarebbe stato Giuseppe Daghino, consulente dell’ex Sindaco di Roma nella società Rpr “Risorse per Roma”, che lavorava per il Comune.  Il leader dell’opposizione però ha negato decisamente un suo coinvolgimento attivo nella vicenda e alla difesa di Marussig, rappresentata dall’avv. Enrico Sanseverinati, ha risposto di non essere mai stato sollecitato dal presidente della Asset ad intervenire sul consigliere Mannino. Di Marussig Veltroni ha manifestato solo un vago ricordo per essere stato compagno di scuola di suo fratello quando l’ex Sindaco di Roma aveva 12 anni. «L’ho conosciuto quando eravamo bambini – ha aggiunto, sollecitato dal pm Di Matteo – mi ricordo che erano una famiglia molto numerosa e uno di loro era compagno di scuola di mio fratello Valerio. Non l’ho più rivisto se non qualche anno fa durante una cerimonia in Campidoglio». Walter Veltroni ha poi detto di non conoscere le attività della Asset Group o della Asset Development specificando solo che ad occuparsi di cinema in famiglia era la fidanzata di suo fratello, Federica Lucisano e che «per scelta, con i miei familiari – ha concluso il segretario del Pd - da quando sono impegnato in politica ho rapporti di grande affetto e sintonia, ma teniamo le nostre vite separate».

preso da www.antimafiaduemila.com
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tanto per rimanere nel tema importante tra la politica e i tribunali

se la politica non è sana come pretendiamo che lo sia la società ??
quindi complimenti ai magistrati che fanno bene il loro lavoro !

10/21/2008

La Terra dei Fuochi

21 Ottobre 2008

La Terra dei Fuochi

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Cartello sequestrato a Roma

L'Italia era la Terra dei cachi, poi dei fichi d'india, ora dei fuochi, accesi in tutta la Campania per distruggere rifiuti tossici. La diossina è l'ossigeno della politica. Non ho più notizie del processo a 'O Governatore, al secolo Antonio Bassolino. E' ancora in carica in attesa della prescrizione? Qualcuno mi faccia sapere.

"Caro Beppe,
siamo dei ragazzi impegnati in prima linea per un dramma ambientale che trova ampia eco anche nelle pagine di Gomorra. L’ultimo capitolo del libro è dedicato ad esso: “La Terra dei Fuochi”. Come nel resto del Paese, qui i problemi seri sono ignorati dai media ufficiali. Così, mentre il popolo rincorre le scelte scellerate in tema ambientale sia dell’uno che dell’altro governo, e tutti si preoccupano degli inceneritori … nel frattempo, tonnellate su tonnellate di rifiuti speciali (*) continuano a essere sversate nelle strade di periferia tra Napoli e Caserta. Il tutto è dato alle fiamme, specialmente di notte. Sotto gli occhi di tutti e dell’Esercito Italiano.
L’Emergenza Rifiuti è trasformata nel solo e “semplice” problema dei rifiuti urbani. Con rischi e sacrifici, mettendo a repentaglio l’incolumità personale per circa sei mesi abbiamo video-denunciato e fotografato uno scempio che accade indisturbato, da anni, come si può vedere da www.laterradeifuochi.it. Sembra d’essere su un teatro di guerra. Grosse colonne dense di fumo nero si levano dal suolo. Ricorda il Kuwait quando bruciavano i pozzi di petrolio..
Alcune televisioni hanno cominciato a notare il problema, ma non è bastato. Un’area vastissima (la provincia tra Napoli e Caserta in particolare nelle aree urbane di Scampia, Ponticelli e quelle limitrofe afferenti ai Comuni della provincia di Napoli nord quali Giugliano, Qualiano, Villaricca, Mugnano, Melito, Arzano, Casandrino, Casoria, Caivano, Grumo Nevano, Acerra, Nola, Marigliano, Pomigliano; dal lato di Caserta ci sono i Comuni di Parete, Casapesenna, Villa Literno, Santa Maria Capua Vetere, Casal di Principe, Aversa, Lusciano, Marcianise, Teverola, Trentola, Frignano, Casaluce) continua a trasformarsi in un immenso “Inceneritore a celle sparse”. Al calar del sole aumentano la loro intensità e bruciano per tutta la notte. Gli incendi sono senza sosta, anche di giorno. Ma quello che accade di notte è indescrivibile. L’aria ormai puzza come un’ intera Terra in putrefazione. Ci sono centinaia di famiglie che sono costrette a chiudersi in casa perché i fumi entrano dentro le abitazioni. Il tutto è documentato dal satellite. Basta un giro nel nostro sito su Google Maps. Abbiamo creato una mappa con il censimento dei luoghi. Tra i rifiuti speciali ci sono colle, solventi e vernici industriali, sfridi di lavorazioni manifatturiere. Dal tessile al calzaturiero, passando per la meccanica, carrozzeria fino alla termoidraulica. Dai fili elettrici alle carcasse di elettrodomestici. Si brucia il micidiale Eternit, carico d’amianto! A farla da padrone, però, sono i copertoni. In altri Paesi vengono riciclati completamente. Qui si bruciano per arricchire dei criminali che avvelenano le nostre vite. Dalle prove raccolte, siamo giunti alle conclusioni che i roghi vengono fatti perché alimentano il mercato dello smaltimento illegale dei rifiuti speciali. E allo stesso tempo quello del recupero illegale di alcuni materiali, dal “pregiato” rame ai metalli comuni come ferro e acciaio.
La Salute, l’ Agricoltura, l’ Immagine, l’ Economia e lo Sviluppo della Campania sono compromessi oltre ogni limite. Oltre alle cave e all’interramento di rifiuti pericolosi, ci sono soprattutto gli INCENDI. A Marcianise dei medici indipendenti stanno lavorando a uno studio clinico in cui viene fuori che alle mamme è consigliato di ridurre l’allattamento al seno. Per la troppa diossina presente nel latte materno. Raffaele Del Giudice, protagonista di Biutiful Cauntri e responsabile di Legambiente Campania, ha dichiarato che le matrici ambientali sono tutte compromesse. Importanti indicatori biologici sono fuori ogni limite di possibile tolleranza. Qualcuno s’è mai chiesto il perché di tutti gli aborti spontanei? E le infertilità maschili, malattie tiroidee, allergie infantili e problemi all’apparato respiratorio? Quando i medici ci visitano, dal tipo di patologia sono in grado di dirci da dove proveniamo. Eppure nessuno ne parla! Perché la spesa sanitaria in Campania è così alta? Tutta mala gestione e ruberia, oppure ci si ammala davvero? Quanti morti ancora dovremmo piangere? Con un piccolo rogo si contamina tutto. L’aria, la falda e porzioni enormi di suolo. Anche a chilometri di distanza. Per le mozzarelle alla diossina hanno fatto le analisi alle bufale. E alla popolazione?
I responsabili non sono persone. Come gli untori nel medioevo, questi folli assassini disseminano peste e veleni in modo subdolo e silente tra tutta la popolazione. A quanti nei momenti critici hanno accusato di latitanza il popolo della Campania, a questi noi rispondiamo con le Istituzioni. Dov’erano e dove tutt’ora sono le Istituzioni ? IL fenomeno avviene da molti anni. E’ scritto nei rapporti Ecomafia, di Legambiente. Ora però grazie a “Gomorra” è come se tutti li avessero letti. Aiutaci a diffondere il sito www.laterradeifuochi.it. Tutti sono chiamati a prendersi cura del proprio territorio con una azione civica di video-denuncia degli scempi ambientali. Basta un cellulare. Siccome con un sol gesto si attenta alla salute di milioni di persone, vogliamo pene severissime per i crimini ambientali.
Siamo un gruppo di giovani sognatori che vuol credere nelle Istituzioni. Queste, però, fanno di tutto per scoraggiare. Abbiamo lanciato appelli anche alle più alte cariche dello Stato. Dal Presidente della Repubblica l’On. Giorgio Napolitano al Presidente del Consiglio in carica, l’On. Cav. Silvio Berlusconi.
Intanto, in questi giorni, tra gli attestati di stima e solidarietà che Roberto Saviano riceve da tutto il mondo politico, qui a Gomorra, lo scempio continua …" Angelo Ferrillo – pres. Associazione La Terra dei Fuochi - www.laterradeifuochi.it

(*)
I rifiuti speciali sono quelli derivanti da: attività agricole - attività di costruzione, demolizione e scavo - lavorazioni industriali, artigianali, commercianti - attività di servizio, di recupero e smaltimento rifiuti - attività sanitarie - macchinari obsoleti e veicoli a motore dismessi. - (art. n° 7 D. Lgs. 22/97)"


da BEPPEGRILLO.IT

Frequenze TV per Europa7. Il governo fa pagare alla RAI il conto salato di Rete4

Frequenze TV per Europa7. Il governo fa pagare alla RAI il conto salato di Rete4

di Articolo 21

Frequenze TV per Europa7. Il governo fa pagare alla RAI il conto salato di Rete4

Per ora è solo un’ipotesi tecnica, messa sul tavolo del sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani (uno dei più stretti consulenti di Berlusconi nel campo dei media, dai tempi in cui collaboravano aziendalemente), ma in breve potrebbe diventare la soluzione governativa per sanare il “Caso Europa7”, ovvero: come risarcire il network privato, che a livello europeo (Alta Corte del Lussemburgo) e italiano (Consiglio di Stato) ha vinto la causa contro Retequattro-Mediaset, distribuendole le frequenze TV e risarcendo il gruppo privato con una somma che oscilla tra i 2 e i 3 miliardi di euro.

Ecco allora uscire dal cilindro magico del governo un “coniglietto strabico”: a risanare il vulnus non sarà il network privato, condannato a livello europeo, Retequattro-Mediaset, di proprietà del presidente del consiglio Berlusconi, ma la pubblica RAI attraverso la cessione di frequenze ora utilizzate dalla rete “ammiraglia “ RAIUNO.

La filosofia imprenditoriale è sempre la stessa, sia che si debba affrontare la crisi dei mercati finanziari  e i crack delle banche, sia che si debba eseguire una sentenza che condanna una società privata ad alto impatto mediatico-politico: “privatizzare i profitti, pubblicizzare le perdite”!

In un periodo in cui Berlusconi e Tremonti, esegeti del neoconservatorismo iperliberista ed euroscettici, si scoprono “alfieri” dell’intervento dello stato e “paladini” del coordinamento politico-economico dell’Unione Europea, suona stridulo ed ambiguo questo ricorso a far ricadere sul servizio pubblico il peso di una soluzione figlia di un macroscopico “conflitto di interessi”, anziché eseguire alla lettera i dettami delle massime istituzioni giuridiche europee ed italiane.

In pratica, Europa7 potrebbe vedersi assegnate una serie di frequenze, che attualmente “distanziano i canali” sui quali viene trasmessa RAIUNO: una specie di “cura dimagrante” per la prima rete RAI, che in teoria non perderebbe frequenze analogiche utili, ma restringerebbe il suo spazio di emissione. A favore di questa soluzione “tecnica”, si sostiene da alcune parti influenti che per la RAI non ci sarebbero danni finanziari né problemi di trasmissione. Resterebbero però irrisolti i tempi di attuazione della “sanatoria”, l’estensione del segnale (per diventare un “canale nazionale”, Europa7 ha bisogno di una copertura dell’80% del territorio nazionale, oltre che di tutti i capoluoghi di provincia)  e l’entità del risarcimento finanziario.

Secondo alcuni esperti di diritto delle comunicazioni che seguono da vicino queste vicende, anche a livello europeo, contattati da Articolo21:

“Non si tratterebbe di una privazione  per la RAI. Certo non significa andare incontro alla sentenza europea, che in pratica ha designato che Retequattro debba andare sul satellite. Qui entra in gioco anche la sentenza della Corte costituzionale, secondo la quale le reti eccedenti non possono superare i limiti del 2003, e pertanto Retequattro è da ritenersi in esubero.”.

La RAI, tramite il suo Direttore generale, Claudio Cappon, si è dichiarata disponibile a mettere in pratica le indicazioni del governo, una volta varate:

La disposizione normativa voluta dall'Europa e che impone la ricanalizzazione delle frequenze e l'orientamento del Ministero dello Sviluppo Economico-Comunicazioni e dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di assegnare a Europa 7 frequenze sulle quali trasmette regolarmente RAIUNO, non comporta nessuna onere per la RAI e nessuna perdita di capacità trasmissiva”, ha detto Cappon. “Stiamo concordando con il Ministero -ha proseguito- le modalità di esecuzione di questo obbligo in maniera che il risultato venga ottenuto coerentemente al progetto di digitalizzazione. La razionalizzazione delle frequenze non andrà quindi a scapito dell'azienda”.

Perplessità e disaccordo, però, provengono proprio dall’AGCOM, l’Autorità che controlla il rispetto delle regole nel sistema delle comunicazioni e che dovrà comunque dire la sua su l’intera vicenda.

Da ambienti autorevoli dell’Autorità, Articolo21 ha raccolto questa testimonianza:

In linea astratta questa soluzione andrebbe bene. In pratica, però, la RAI deve ricanalizzare RAIUNO e questo implica anche un costo, in base al fatto che bisognerà rimodulare il segnale analogico in attesa della digitalizzazione, prevista però entro il 2012, che comporterà anche il “dividendo digitale”, ovvero la gestione delle frequenze rimaste inutilizzate e da riallocare sul mercato. Ora, invece, si chiede un’accelerazione e questo comporterà dunque dei costi aggiuntivi per il servizio pubblico.

Gli utenti delle zone interessate, poi ,dovrebbero risintonizzarsi sulle nuove frequenze di RAIUNO. E resta, inoltre, il problema di quella che potremmo definire un’autorizzazione debole.

Invece di riassegnare le frequenze che la stessa Commissione europea sostiene di essere state date in maniera illegittima a Retequattro, si fa spostare la RAI!

E non si tratta solo dei cosiddetti “intercanali”; ma sono frequenze che in alcune parti del territorio nazionale e in determinate regioni si dovranno spostare, costringendo gli utenti a modificare la sintonia. Insomma si chiede alla RAI di anticipare il “dividendo digitale” con un costo per il servizio pubblico che potrebbe aggirarsi su alcune decine di milioni di euro”.

Viste le ultime dichiarazioni del sottosegretario Romani, contrario all’aumento del canone di abbonamento RAI (adeguato a 106 euro nel 2007 dal governo Prodi, dopo anni di blocco da parte del centrodestra, resta il più basso in Europa!), perché ritenuto, secondo lui, “la tassa più odiata dagli italiani, tanto che sono favorevole a ridurlo, incrementando la lotta all’evasione del tributo”, il sospetto è che l’intera vicenda-frequenze diventi una merce di scambio: aumento del canone ed eventualmente ripianamento delle perdite dovute ai minori introiti pubblicitari (con la crisi dei mercati si stimano minori introiti per RAI e Mediaset sul 10% negli ultimi tre mesi dell’anno), in contropartita dell’uso delle frequenze di RAIUNO, invece di Retequattro, per Europa7.

Articolo21 si opporrà con determinazione in tutte le sedi istituzionali nazionali ed europee, affinché non sia il servizio pubblico a dover pagare per scelte errate, che non rispettano integralmente le sentenze emesse e che stravolgono le regole del libero mercato, in quanto emanazioni dell’irrisolto conflitto di interessi del capo del governo.

Appello di 6 premi Nobel per Saviano. Dario Fo: "in un Paese in cui un politico dice che con la mafia bisogna conviverci…"

Appello di 6 premi Nobel per Saviano. Dario Fo: "in un Paese in cui un politico dice che con la mafia bisogna conviverci…"

di Stefano Corradino


Appello di 6 premi Nobel per Saviano. Dario Fo:

"Il problema vero di questo Paese, anche in relazione al caso Saviano è il disastro della disinformazione. Ci propinano culi e veline, pianti degli amanti, situazioni fasulle. Se vogliamo che le cose cambino bisogna combattere questa oscena disinformazione, la strategia di inondarci di banalità in modo che ci addormentiamo tutti. E’ assurdo che un uomo libero, solo in virtù di quello che scrive debba andare in giro con la scorta… Dobbiamo indignarci". Così Dario Fo ad Articolo21 spiega le ragioni dell’appello per Saviano sottoscritto da lui e da altri cinque premi Nobel Mikhail Gorbaciov, Gunter Grass, Rita Levi Montalcini, Orhan Pamuk e Desmond Tutu. Nette le sue motivazioni così come un paio di stoccate a Maroni e Lunardi…

Un appello per Roberto Saviano firmato da 6 premi Nobel. Oltre a Lei Mikhail Gorbaciov, Gunter Grass, Rita Levi Montalcini, Orhan Pamuk e Desmond Tutu. Perché avete sentito la necessità di prendere una posizione comune così netta? E cosa rappresenta Roberto Saviano?
Rappresenta il coraggio , la grande tenuta morale e soprattutto un impegno instancabile nella lotta contro la criminalità. E a mio giudizio unisce un senso straordinario del racconto e della scrittura, che dà valore e peso alle notizie. Dà il senso della rappresentazione, un fattore importantissimo e difficilissimo in chi scrive.

Non capita tutti i giorni che 6 premi Nobel, di provenienza, formazione e sensibilità diversa sottoscrivano congiuntamente un appello…
Io spero che se ne aggiungano anche altri. Io stesso telefonerò agli altri miei colleghi Nobel (così ci si chiama tra di noi, aggiunge sorridendo) e sono sicuro che anche altri aderiranno. Ma la cosa importante è che sia la gente ad aderire, che si muova. Perchè non si può restare alla finestra a guardare o solo a commuoversi. In un momento come questo bisogna essere presenti, ritrovare un senso forte della partecipazione.

Nella trasmissione “Che tempo che fa” Luciana Littizzetto ha lanciato una provocazione: “Saviano vattene, non c’è posto in questo Paese per la gente che pensa”…
E’ una provocazione che condivido. Ma sono quasi certo che Saviano resisterà ancora a lungo prima di decidersi a muoversi. Il suo è stato un momento di grande sconforto e, con grande dignità, non ha spiegato nel dettaglio le ragioni che lo hanno portato a questa condizione di esasperazione e di disperazione. Ma deve averne subite proprio parecchie.

E come giudica la reazione della politica all’affermazione di Saviano di voler lasciare l’Italia? La frase di Maroni "Saviano non è il solo simbolo della lotta alla camorra ..." ha fatto molto discutere...
Maroni, con la sua affermazione, pur con la precisione successiva, è stato di fatto un “coglioncione”. In piccolo e in volgare è come colui che durante una partita di calcio, mentre tutti gridano “guarda quello che bravo” commenta “sì, ma oltre a lui di bravi ce ne sono altri”. Una dichiarazione di una banalità incredibile. 

In molti si sono indignati comunque.
Sì, e penso che sia stato importante che alcune trasmissioni, come “Matrix”, abbiano chiamato Saviano a parlare. Perché il disastro di questo Paese riguarda proprio la disinformazione nella nostra società. La gran parte delle notizie riguarda le veline, i culi, i pianti degli amanti, o le tante situazioni fasulle. Se vogliamo che le cose cambino bisogna combattere questa oscena disinformazione, la strategia di inondarci di banalità in modo che ci addormentiamo tutti.

E’ assurdo che un uomo libero, solo in virtù di quello che scrive debba  andare in giro con la scorta…
Vuol dire che la mafia ha un potere incredibile. Ma d’altronde, vorrei che non ci dimenticassimo che pochi anni fa, qualcuno molto vicino a Berlusconi, affermò che con la mafia bisogna imparare a convincerci. Queste sono le cose che uccidono ogni possibilità di combattere la mafia. Perché se dici che con la mafia bisogna convincerci devi accettare anche il fatto che ogni tanto qualcuno venga ammazzato. Altrimenti non si fanno affari…

10/19/2008

Il sequestro dell'inceneritore Marcegaglia

19 Ottobre 2008

Il sequestro dell'inceneritore Marcegaglia

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La storia delle cose

Una buona notizia: a Modugno, vicino a Bari, è stato sequestrato l'inceneritore della Marcegaglia anche grazie a un esposto dei ragazzi del Meetup Bari 2. E' una grande vittoria per la salute dei pugliesi. Una sconfitta per i politici e per i confindustriali assistiti dallo Stato.
In materia di ambiente ognuno ha i ministri che si merita, ma noi abbiamo esagerato. Due dichiarazioni da far gelare il sangue a Dracula:
- Stefania Prestigiacomo, ministro dell'Ambiente: "Stiamo andando malissimo su Kyoto. Abbiamo un trend di crescita delle emissioni del 13%
- Renato Brunetta, ministro per la PA e l'Innovazione, sulla riduzione delle emissioni inquinanti: "L'Europa ha poco da bacchettare perchè 20-20-20 (20% in più di efficienza energetica, 20% in meno di emissioni inquinanti e il 20% di energia tratta da fonti rinnovabili entro il 2020, ndr) è una follia. Per le imprese e per i Paesi... è una follia soprattutto per un Paese manifatturiero come l'Italia che ha un'intensità e una densità di imprese superiore alla media europea perché il nostro Paese trarrebbe svantaggi". Ma ha poi ha aggiunto, rassicurante: " Noi vogliamo un ambiente pulito. Vogliamo controlli di tipo ambientale che non uccidano le nostre imprese e le nostre famiglie".
Datemi un secchio per vomitare...

"Ciao Beppe,
sono Lello Ciampolillo del Meetup Bari 2, volevo segnalarti che in un mare di notizie 'immondizia' oggi ne abbiamo una positiva. La magistratura funziona. I politici no.
il 22/09/08 il dott. Francesco Bretone pm della Procura di Bari, ha sequestrato l'area di costruzione dell'inceneritore della Eco Energia Srl (gruppo Marcegaglia) a Modugno (BA) ed ha messo 4 persone sotto inchiesta; di queste una è un dirigente del settore ecologia della Regione Puglia. Il sequestro è stato recentemente convalidato dal Gip. Le indagini sono state svolte anche a seguito di due esposti presentati dal meetup Bari2 assistito dall'avv Gaetano Filograno.Gli esposti in questione evidenziavano la pericolosità degli insediamenti tra Bari e Modugno di una centrale a turbogas e appunto dell'inceneritore, inseriti in un contesto già fortemente inquinato dalla zona industriale a ridosso della città di Bari, nonchè dalla presenza di una centrale elettrica Enel all'interno della città, convertita recentemente da olio combustibile a gas sulla cui legittimità il ns. meetup sta svolgendo approfondimenti tecnici e giuridici da sottoporre agli organi competenti.
Oltre a sottolineare l'ottimo lavoro della procura di Bari, che si preoccupa della salute dei cittadini contrariamente ai politici locali sia di destra che di sinistra, ci preme evidenziare alcuni tra i motivi che hanno portato al sequestro preventivo e all'iscrizione nel registro degli indagati del dirigente della Regione. Quest'ultimo ometteva di:
- motivare sullo smaltimento delle ceneri prodotte dalla centrale considerate nello studio di impatto ambientale (S.I.A.) erroneamente come rifiuto non pericoloso
- rilevare che lo stoccaggio e il trattamento delle ceneri avveniva all’interno dello stesso termovalorizzatore e che trattandosi di operazione di trattamento di rifiuto pericoloso occorreva per l’impianto una specifica autorizzazione
- rilevare che il CDR (combustibile da rifiuto) sarebbe stato prodotto anche all’interno della stessa centrale da un impianto privo di autonoma autorizzazione.
Ci chiediamo il perchè di queste "omissioni", e la risposta è forse perchè sarebbero stati costretti ad ammettere che la termovalorizzazione non risolve il problema dei rifiuti anzi lo acuisce perchè il rifiuto bruciato si trasforma in nanopolveri, diossine e cenere che a differenza dei primi sono tossici e di una tipologia estremamente pericolosa, e tutti questi rifiuti hanno bisogno di discariche speciali per rifiuti tossici.
Ora veniamo ai politici. Il presidente della regione Puglia Vendola, che alcuni giorni fa aveva mandato a noi cittadini pugliesi, una lettera in cui ci esortava a "fare la differenza" intende costruire 5 inceneritori ( ) o meglio (sono sue parole) termovalorizzatori del CDR. Pochi giorni fa l'assessore regionale all'ambiente Losappio ad un nostro quesito sugli inceneritori rispondeva così:
"La termovalorizzazione del CDR è per noi la chiusura del ciclo per la parte residuale dello stesso".
Sperando che si possa fare lo stesso con questa classe politica, lasciamo a te il commento su quest'ultima affermazione e sull'intera vicenda. Loro non si arrenderanno mai, noi neppure." Lello Ciampolillo, organizer meetup Bari 2 invece di una diminuzione del 6,5%. ma anche qui... ha senso che ci si faccia carico noi dell'inquinamento del mondo qundo a sfilarsi da Kyoto sono stati Paesi come gli Stati Uniti...?"


da Beppe Grillo.it



 

Giovani guerrieri allo sbaraglio

Giovani guerrieri allo sbaraglio


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di Fausto Centofante – 16 ottobre 2008
In piena globalizzazione dobbiamo ancora, purtroppo, evidenziare realtà che vorremmo non esistessero per nulla mentre invece sono di un'attualità disarmante.



Ci sono bambini, adolescenti,  che la notte si addormentano tra le braccia di mamma e papà,  magari coccolandosi teneramente un cagnolino di peluche,  il tutto in piena serenità: ce ne sono altri che la sera si coricano,  in giacigli di fortuna, abbracciati ad un fucile con il colpo in canna e riposano con un solo occhio consapevoli di doversi fare trovare pronti in caso di necessità improvvise.
Sono i figli della guerra, bambini che non hanno mai conosciuto le gioie dell'infanzia a cui ancora appartengono, non frequentano le scuole, non giocano con i loro coetanei, come dovrebbe essere, perché sono stati strappati alle loro famiglie ed immessi con prepotenza nel circuito militare del loro paese di appartenenza causa conflitti in corso.
Le statistiche,  il più delle volte in difetto,  parlano di circa 250 mila baby soldato,  oggi presenti nel mondo, maggiormente concentrati in quei paesi come l'Afganisthan, il Nepal, il Burundi, la Nigeria o il Pakistan, tanto per citarne qualcuno, tutte nazioni sconvolte da guerre interne quasi sempre volute dalle super potenze e dove la manovalanza guerriera viene ormai reclutata tra i giovanissimi.
Si dà loro una sommaria istruzione sull'uso delle armi e li si getta nella mischia con il risultato, quasi scontato,  di una morte sicura. Dati alla mano risultano essere milioni i ragazzini che, o hanno perso la vita, o sono rimasti gravemente feriti con invalidità permanenti.
Per contro, poco o nulla si fa, da parte del mondo occidentale,  per impedire questa carneficina anzi,  proprio i paesi più ricchi, tra cui anche la nostra Italia, contribuiscono con la loro vendita di armi ad alimentare una situazione di sfacelo. Per il popolo italiano in particolare,  un atteggiamento ipocrita,  in netto contrasto con quelli che sono i  principi costituzionali inneggianti al pacifismo. Valerio Neri, in qualità di direttore generale di Save the children Italia, denuncia infatti una scarsissima sensibilità da parte del nostro governo al problema della tutela dei minori avendo contribuito con una somma di denaro assolutamente inadeguata alla portata del problema.
L'ennesima figuraccia in campo internazionale che ci relega agli ultimi posti in Europa come contribuenti alla causa dei diritti umani in generale e dei minorenni in particolare.
"Save the children", un'associazione volontaria che da un paio di anni si adopera a denunciare questa nefasta realtà, ha da poco divulgato i dati del fenomeno in scala mondiale che indicano in 70 milioni il numero di ragazzini compresi tra 7 e 13 anni che risultano insolventi nei confronti dell'istruzione e non certo per loro volontà. Dati allarmanti che condizionano il futuro di alcune popolazioni ad un ruolo secondario nello sviluppo sociale mondiale. Emergono così strategie di mercato che a fronte di milioni di dollari di investimento sulle armi  ne destinano poche migliaia a favore della cultura, elemento necessario a qualsiasi paese per la sua  crescita sociale,  industriale ed  economica.
Il progetto "Riscriviamo il futuro" ha fino ad oggi ottenuto risultati soddisfacenti sul piano qualitativo, meno su quello della quantità non trovando ancora una adeguata risposta da parte dei governi potenti, di quegli stessi governi che remano nella direzione contraria.
Non è sufficiente denunciare situazioni come queste, non è altresì sufficiente limitarsi a leggerle, è invece doveroso da parte di tutti prendere coscienza di questa aberrante realtà ed attivarsi in tutti i modi per cercare di sovvertirne l'esito altrimenti scontato.   

NO AL CARBONE, GREENPEACE BLOCCA LA CENTRALE SARDA

CAZZOOO mi stanno girando i coglioni .... madonna oh!!!!!
ke palle !!! e usiamol qste energie rinnovabili !!
c'è un organizzazione ke fa schifo tra i meandri del potere ! ! ! 


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2008-10-19 10:51
NO AL CARBONE, GREENPEACE BLOCCA LA CENTRALE SARDA
ROMA - Attivisti di Greenpeace sono entrati nella centrale a carbone di Fiume Santo, in provincia di Sassari, oggi proprietà di E.On, per protestare contro i piani di espansione del carbone della Regione Sardegna e chiedere invece di rilanciare l'eolico nell'isola, creando così oltre 7.000 nuovi posti di lavoro entro il 2020. Ne dà notizia la stessa organizzazione, precisando di aver bloccato il nastro trasportatore della centrale, impedendo così il rifornimento dell'impianto.

L'attività di oggi rappresenta la seconda tappa di un tour contro il carbone della Artic Sunrise in Italia, avviato giovedì scorso a Civitavecchia e che punta a diffondere in Europa il messaggio di una "rivoluzione energetica pulita", in vista della Conferenza sui Cambiamenti Climatici dell'Onu del prossimo dicembre.

Fonti rinnovabili ed efficienza energetica, secondo Greenpeace, sono fondamentali per ridurre le emissioni di Co2 e creare nuove opportunità di lavoro. "Non è accettabile che le regioni facciano dei piani energetici in contrasto con gli impegni internazionali dell'Italia - afferma Giuseppe Onufrio, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia - la Sardegna deve rivedere la proposta di piano regionale e togliere ogni limite all'eolico. Questa fonte può dare occupazione sicura e pulita in Sardegna. L'ostilità di Soru all'eolico blocca 7.000 posti di lavoro per far spazio al carbone".

La Sardegna, sottolinea Greenpeace, è una regione strategica per lo sviluppo dell'eolico in Italia. Nel 2007 la potenza eolica complessiva sull'isola ha raggiunto i 367 Mw, ma secondo il rapporto presentato recentemente da Anev potrebbe invece installare, nel pieno rispetto del paesaggio e dell'ambiente, circa 1.750 Mw, dando occupazione a oltre 7.000 persone e producendo circa 3 miliardi di kilowattora (il 25% del consumo interno della regione). Prodotta con il carbone, questa energia emetterebbe oltre 2 milioni di tonnellate di Co2 all'anno.

preso da ANSA

10/18/2008

Bruno Tinti - presentazione "Toghe rotte" - Lecco

ecco alcuni pezzi della presentazione di "Toghe rotte" a cui ho partecipato a  Lecco
un grazie a Bruno Tinti e a Qui Lecco Libera

[Qui Lecco Libera] Tinti - La separazione delle carriere #1


   
[Qui Lecco Libera] Tinti - La separazione delle carriere #2

   

[Qui Lecco Libera] Tinti - La separazione delle carriere #3


   
[Qui Lecco Libera] Bruno Tinti - Il falso in bilancio (#1)

   

[Qui Lecco Libera] Bruno Tinti - Il falso in bilancio (#2)


   
temi molto impportanti ... detti in modo che anche la gente comune può capire ....

tutto ciò è raccolto in un libro che sto leggendo anche io "Toghe Rotte"

come molti di voi,spero, voglio una giustizia che funziona
si deve smettere di distruggerla con "leggi" 1 po strane ....

blog di Bruno Tinti

10/16/2008

Report rai tre 12 ottobre 08 - Alitalia

Report rai tre 12 ottobre 08 - Alitalia
  
  
  
  
PS: nn l'ho ankora visto tutto:)
10/14/2008

Marco Travaglio - Carnevale in Cassazione. Falcone...

 

YouTube - Marco Travaglio - Carnevale in Cassazione. Falcone...
  

'Uccideremo Saviano': pentito svela il piano dei Casalesi

 

Quote

YouTube - Tg1 - 'Uccideremo Saviano': pentito svela il piano dei Casalesi
  
Solidarietà a Saviano
10/13/2008

manifestazione piazza Navona 11 ottobre 2008

Manifestazione  a Piazza Navona 11 ottobre 2008
Di Pietro IdV e i cittadini contro il Lodo Alfano e la dittatura dolce di questo governo
guidato da Berlusconi
(a presto i video anke sul mio blog )

"Piazza Navona vista dalla Rete" di Antonio Di Pietro | 12 Ottobre 2008
Tieniti aggiornato: www.antoniodipietro.it

'Ndrangheta, due sindaci in cella

'Ndrangheta, due sindaci in cella

A Gioia Tauro e Rosarno manette agli amministratori. Presi anche due boss dei Piromalli. I pm: appalti pilotati, consulenze alla cosca, infiltrazioni e affari sporchi

Una consulenza al nipote del boss, lavori e delibere accomodati, appalti pilotati, un sistema di potere consolidato. Un terremoto, quello scatenato dalla Dda di Reggio Calabria, che ha portato in cella il sindaco e il vicesindaco di Gioia Tauro (comune sciolto per infiltrazioni mafiose), Giorgio Dal Torrione e Rosario Schiavone, il sindaco di Rosarno Carlo Martelli e Gioacchino Piromalli insieme al nipote omonimo,  ai vertici del potente casato della Piana reggina.

Per i tre amministratori l’accusa è di concorso esterno in associazione mafiosa. Accuse che arrivano dopo lo scioglimento del consiglio comunale di Gioia, nello scorso aprile. L’operazione è la naturale prosecuzione  della commissione di accesso agli atti e soprattutto dell’operazione “Cento anni di storia”, che ha decapitato i vertici della cosca Piromalli con l'esecuzione di 18 fermi. Proseguendo le indagini ed ampliando i filoni riguardanti i rapporti con la pubblica amministrazione, i pm della Dda reggina Salvatore Boemi, Roberto di Palma, Roberto Pennisi e Maria Luisa Miranda sono giunti alla richiesta avanzata al gip dell'emissione di cinque ordinanze di custodia cautelare.

Secondo gli inquirenti, la cosca Piromalli era diventata “soggetto attivo dello sviluppo territoriale di Gioia Tauro”, riuscendo pilotare il programma di recupero urbano dei comuni e ad infiltrarsi nei lavori per la ristrutturazione della statale 111 e
dell'A3 . In particolare, come rivelerebbero alcune intercettazioni che il sindaco Dal Torrione avrebbe fatto modificare il progetto dello svincolo della Salerno-Reggio per venire incontro alle richieste della cosca. Con la regia del 74enne Gioacchino Piromalli, ritenuto a capo di quella che è ritenuta una delle più potenti ‘ndrine calabresi.

Altro elemento che emerge dall’accesso agli atti del comune reggino, Dal Torrione avrebbe cercato di far acquisire a una società mista pubblico-privata, la Tauro Ambiente, l'appalto per la pulizia degli arenili e dell'acqua adiacente il porto cercando di ottenere un bando di gara «blindato» per riuscirvi. «Un interesse - scrivono i pm della Dda reggina - che si ricollegava a quello della criminalità organizzata».

Una pratica non nuova. Dalle inchieste che si sono succedute negli anni, i Piromalli hanno gestito gli appalti riguardanti tutti lavori pubblici della zona (processo “mafia delle tre province”. Dalla costruzione dell’A3 negli anni 60, alle opere relative al Quinto centro siderurgico fino alle infiltrazioni nel porto di Gioia (operazione Porto) e ai lavori di ammodernamento della Salerno-Reggio. Negli anni 70, il re della ‘ndrangheta Mommo Piromalli è stato il grande tessitore della Santa, il nuovo assetto criminale che ha permesso alle cosche di intensificare i rapporti con il mondo della politica e dell’imprenditoria e di entrare nella massoneria dalla porta principale.

In una fotografia di quegli anni relativa alla cerimonia di posa della prima pietra del centro siderurgico, Gioacchino Piromalli fu immortalato accanto a Giulio Andreotti, ospite del suo albergo di Gioia Tauro. Secondo i giudici, il vecchio Gioacchino sarebbe il tramite della famiglia con le amministrazioni locali. Mentre il giovane e omonimo avvocato è già stato condannato per associazione mafiosa, ma anche condannato in sede civile (nell’ambito del procedimento Porto) al risarcimento di 10 milioni di euro, la prima sentenza in assoluto che sancisce il danno ambientale provocato dalla criminalità organizzata su un territorio. Una vicenda di grande portata, proseguita con un colpo di scena: l’avvocato, incapace di pagare la cifra, chiese di essere impiegato dai comuni, che gli affidarono una consulenza. “In spregio a qualunque norma giuridica e morale, nonché del buon senso - scrivono i procuratori - le due amministrazioni locali avevano espresso la volontà di pagare consulenze all'avvocato Piromalli.  stato così concesso alla cosca di entrare ufficialmente all'interno dei municipi agevolando le possibilità, già ingenti, di controllo e di indirizzo della pubblica amministrazione”.

Anche il faccendiere Aldo Miccichè è uno degli indagati nell'inchiesta. Per Miccichè, originario di Marapoti, un centro poco distante da Gioia Tauro, negli anni '80 è stato dirigente della Democrazia cristiana. Da anni si è rifugiato in Venezuela. Nei suoi confronti era già stato emesso un provvedimento di fermo nell'ambito dell'inchiesta che nel luglio scorso porto all'operazione che ha decapitato al cosca Piromalli. L'uomo è al centro di una inchiesta della Dda su presunti brogli degli italiani all'estero alle ultime elezioni che, secondo l'accusa, avrebbero dovuto portare ad un'attenuazione del regime detentivo del 41 bis che Miccichè avrebbe cercato di ottenere mettendosi in contatto con il senatore Marcello Dell'Utri. Alcune telefonate, già riportate nel provvedimento di fermo del luglio scorso sono riproposte nell'ordinanza di oggi. Dell'Utri era stato citato come teste nell'inchiesta su Miccichè. Nell'ambito dell'operazione di oggi Miccichè, è accusato di associazione mafiosa e per lui era stata chiesta l'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare.


preso da liberainformazione.org

Gorbaciov: siamo al declino dell'impero americano

Gorbaciov: siamo al declino dell'impero americano PDF Stampa E-mail

di Giulietto Chiesa, Megachip - da la Stampa - 13 ottobre 2008
guarda sfilare, sugli schermi della CNN, le cifre della catastrofe finanziaria americana che dilaga nelle borse di tutto il mondo.



Non e' roba allegra, ma lui non riesce a trattenere un sogghigno. ''Questo non potranno dire che e' colpa del comunismo…., o della Russia. Questo se lo sono creato da soli, con le loro mani. Il prestigio degli Stati Uniti ne esce demolito, e anche il modello economico e sociale che hanno imposto al mondo intero con la loro globalizzazione selvaggia''

L'ex presidente sovietico non manca di far notare – ai numerosi giornalisti che lo assalgono di domande: sulla crisi finanziaria, sulla “nuova guerra fredda”, sulla Russia di Putin e di Medvedev – che l'idea stessa dell'incontro di Venezia San Servolo, “Ambiente: dall'allarme globale all'allerta per i media” e' la prova che molte cose si potevano prevedere e furono infatti previste. La nascita, a Bosco Marengo e Torino, del “Forum della Politica Mondiale”, cinque anni fa, rispondeva proprio all'intuizione che ci trovavamo alla vigilia di una grande crisi mondiale.

Gia' allora era chiarissimo che il modello della globalizzazione americana non era sostenibile – dice nell'intervento di apertura – e che avrebbe dato luogo a una serie di convulsioni sistemiche. Questa crisi finanziaria, che presto avra' effetti devastanti sull'economia reale, non e‘ sola. Ce ne sono altre, simultanee che stanno venendo al pettine a velocita' crescente: quella energetica, dell'acqua, alimentare, demografica, del cambiamento climatico, della devastazione degli ecosistemi. Allora dissi cose che non furono ascoltate: che, per affrontare i pericoli che si delineavano – e non mi si venga a dire che non erano prevedibili – sarebbe stato indispensabile costruire una nuova architettura delle istituzioni internazionali, essendo evidente che quella attuale non e' in condizione di farvi fronte.

Per esemplificare, Mikhail Sergeevic?

Guardi la figura miserevole del Fondo Monetario Internazionale, sparito tra le nebbie del panico delle Borse soverchiato dall' impressionante vastita' del disastro finanziario. Ma e' solo un esempio. Il fatto e' che questa nuova architettura presupponeva il riconoscimento della pluralita' del mondo dopo la fine dell'URSS. Cioe' che, sparita l'URSS, c'erano soggetti potenti che avrebbero voluto svolgere la loro parte attiva: Cina, India, Brasile, Sud-Africa, Indonesia e, naturalmente, la Russia. Invece a Washington scelsero la via piu' facile, quella dell'impero. Pensarono di potere, anzi di dovere, decidere da soli e per conto di tutti. Naturalmente creando ricchezza per se', indebitandosi, stampando decine, forse centinaia di trilioni di dollari senza copertura alcuna che non fosse la loro potenza militare. Adesso tocchiamo con mano che il mondo unipolare ha fallito. Perche', oltre a essere profondamente ingiusto, era ed e' politicamente irrealistico e insostenibile fisicamente.

Che intende per fisicamente insostenibile?

Che e' in contrasto con le leggi della fisica e della chimica, perche' non puo' esservi sviluppo indefinito in un sistema limitato di risorse. Invece il modello turbocapitalistico e' interamente costruito sulle illusioni di infinita' inesistenti. Non si puo' contare sul profitto in crescita a tutti i costi, perche' a un certo punto la curva di flettera'. Non si puo' spingere a consumi in crescita illimitata perche' le risorse sono definite, a cominciare da quelle energetiche. Perche' usando energia fossile ai ritmi forsennati attuali noi liberiamo enormi quantita' di CO2, e riscaldiamo il pianeta ben oltre i limiti di equilibri che, per formarsi, hanno impiegato alcuni miliardi di anni.

Dunque, che fare?

Cambiare modello, finche' siamo in tempo. Il mercato senza regole e' stato un disastro, il neo-liberismo si e' rivelato una truffa globale.

Ma questo implica mutamenti giganteschi nelle abitudini e condizioni di vita di miliardi di persone …

Ci sono due modi per affrontare il problema. Il primo e' tacere la verita' e dilazionare decisioni che si sa essere impopolari. E questo impedira' alla gente di capire e di cominciare a modificare il proprio modo di vivere e, per giunta, favorira' il sopraggiungere di altre crisi devastanti. Oppure cominciare a dire la verita' e organizzare saggiamente, cioe' tempestivamente, il cambiamento. Ci vuole una glasnost mondiale.

Ma come si puo' fare?

Il Forum della Politica Mondiale, insieme al Club di Roma, alla Provincia di Venezia, e al ministero dell'Ambiente, hanno avviato una riflessione che vuole coinvolgere molti importanti operatori mediatici. I media possono essere un potente veicolo di informazione e di formazione dell'opinione pubblica. Ma essi stessi dovranno cambiare perche' ad oggi il messaggio che diffondono e' del tutto contrario a ogni prospettiva di sostenibilita'. Mi riferisco in primo luogo alla pubblicità

Lei vede un rapporto tra queste crisi e le nuove tensioni internazionali e un ritorno alla guerra fredda?

C'è un rapporto indiretto ma evidente. Nuovi potenti soggetti internazionali, si pensi a Russia e Cina, agiscono ormai sulla scena mondiale. I loro interessi non coincidono e non sono riconducibili a quelli degli Stati Uniti. Le regole di questi ultimi non possono essere imposte ai primi. La guerra della Georgia contro l'Ossetia del Sud e' un esempio di come si e' cercato di imporre alla Russia le regole dell'Impero. E' andata male all'Impero

Vuol dire che la Russia fara', d'ora in poi, la faccia dura?

La Russia e' aperta al dialogo, ma si chiudera' di fronte a imposizioni. E' indispensabile una nuova conferenza per la sicurezza collettiva, che porti a una qualche forma di consiglio di sicurezza europeo, dotato di poteri e perfino di forme di interposizione. Bisogna avviare questo processo, evitare mosse unilaterali, atti di forza, allargamento di alleanze militari (ovvio che parlo della NATO) e rinuncia all'installazione in Europa di nuovi sistemi d'arma (ovvio che parlo dei missili USA in Polonia e del radar nella Repubblica Ceca).

Che opinione ha di Putin?

Ha fatto non pochi errori, ma si tenga conto che ha ereditato da Eltsin un paese al collasso. Tratte tutte le somme a me pare che il positivo superi il negativo, e di molto. Dovremmo essergli grati

Ma di democrazia in Russia non si parla.

Dopo l'indecoroso comportamento dei media occidentali che ha accompagnato l'aggressione della Georgia contro l'Ossetia del Sud penso che la pretesa occidentale di insegnare la democrazia alla Russia debba essere ridimensionata. Gli occidentali e gli europei dovrebbero imparare ad avere pazienza, anche perche' non hanno scelta. La Russia sta realizzando una trasformazione democratica. Non dappertutto i tempi sono identici. L'Europa ha impiegato qualche secolo per costruire lo stato di diritto. Dateci tempo e non cercate di farci la lezione. Sappiamo imparare da soli

E' vero che ha fondato un suo partito?

Ci sto pensando, vedremo. Ma io credo che ci sia bisogno di partiti diversi da quelli comprati o comprabili. Ci vogliono organizzazioni democratiche che favoriscano la partecipazione dei cittadini. Altrimenti il distacco della politica dalla gente aumentera'. Mentre, per i cambiamenti inevitabili che si annunciano, sara' necessario che milioni di persone siano attive e coscienti. Questo vale per la Russia ma anche per voi occidentali. E anche per voi europei

Come giudica il Nobel per la Pace a Martti Ahtisaari?
Non intendo commentare


Tratto da: megachip
preso da antimafiaduemila

Anna Politkovskaja, forte come la verità

09.10.2008 | di Anna Foti

Anna Politkovskaja, forte come la verità

Anna Politkovskaja
Anna Politkovskaja

« Sensibile al dolore degli oppressi, incorruttibile, glaciale di fronte alle nostre compromissioni, Anna è stata, ed è ancora, un modello di riferimento. Ben oltre i riconoscimenti, i quattrini, la carriera: la sua era sete di verità, e fuoco indomabile. » - André Glucksmann, filosofo francese, su Anna Politkovskaja in un ricordo pubblicato su "Il Corriere della Sera" il 3 dicembre 2006

 

Anche in russo il suo nome è ormai noto, ma non per i riconoscimenti ricevuti nel campo del giornalismo internazionale. А́нна Степа́новна Политко́вская, Anna Stepanovna Politkovskaja, nata a  New York il 30 agosto 1958 e morta a Mosca il 7 ottobre 2006, vittima di un agguato presso la sua abitazione, è nota per aver esercitato la professione giornalistica nel segno della ricerca della verità dei fatti. Una professione che ha pagato con la vita. Due anni fa la Russia, la Cecenia e il mondo rimanevano attoniti per la notizia del suo omicidio legato al suo impegno per un’informazione libera nella Russia di Putin, per la verità sugli intrecci tra la criminalità organizzata e gli organismi di sicurezza e sulla guerra in Cecenia, per le violazioni dei diritti umani da parte del governo russo in Cecenia, in Inguscezia e Daghestan.

Una scomparsa che ancora non ha raggiunto una completa verità giudiziaria, nonostante l'impegno di avvio di un'approfondita indagine proclamato all'indomani dell'omicidio dall'allora presidente Vladimir Putin, che ha definito la professione di Anna Politkovskaja molto nota in Occidente e poco influente sulla vita politica russa. Solo tre persone sono state arrestate mentre ancora nulla circa l'esecutore materiale del delitto. Il suo assassinio ha colpito il cuore dell’informazione libera, coraggiosa e indipendente. A definirlo un crimine selvaggio è lo stesso ex presidente Mikhail Gorbacev. Il suo assassinio ha decretato la vittoria della censura come strumento di insabbiamento di verità scomode, della repressione come strumento di controllo delle coscienze. Ma c'è anche chi crede che la sua morte sia stata cercata per altri fini. Tra questi vi è l'editorialista della Delobaya Gazeta, Oleg Kashin, "non esiste alcuna verità così terribile da condannare a morte un giornalista" e dunque l'unico obiettivo degli assassini era quello di "scioccare la società e destabilizzare il Paese".

Il 7 ottobre di due anni fa il suo corpo veniva ritrovato esanime nell'ascensore del palazzo dove risiedeva. L'8 ottobre, la polizia russa già sequestrava il suo computer e tutto il materiale dell'inchiesta di cui, dichiarava qualche giorno dopo l'editore della Novaja Gazeta Dmitry Muratov, la Politkovskaja stava per pubblicare, un lungo articolo relativo alle torture commesse dalle forze di sicurezza cecene legate al Primo Ministro Ramsan Kadyrov (chiamate dispregiativamente kadiroviti). Solo alcuni appunti venivano salvati e pubblicati dallo stesso quotidiano il giorno dopo.

Prima di approdare al quotidiano di ispirazione liberale, Novaja Gazeta, presso il quale lavorava al momento dell'assassinio, Anna Politkovskaja cominciava nel 1982 la sua attività giornalistica, collaborando al famoso giornale moscovita Izvestija fino al 1993. L'attività di cronista, in qualità di responsabile della Sezione Emergenze/Incidenti e come assistente del direttore Egor Jakovlev, la impegnò dal 1994 al 1999 presso il quotidiano Obščja Gazeta. Intanto già collaborava con altre radio e TV libere. Il suo primo incarico di inviata in Cecenia fu nel 1998, quando intervistò Aslan Mashkadov, all'epoca neo-eletto Presidente di Cecenia.

Il rischio cui era esposta era a lei chiaro fin dal principio, quando subiva minacce di morte, quando le intimidazioni di Sergel Lapin, un ufficiale di polizia di cui lei aveva denunciato comportamenti criminosi contro la popolazione civile in Cecenia e che dopo svariate interruzioni processuali sarebbe stato condannato per abusi e maltrattamenti aggravati su un civile ceceno, l'avevano costretta a fuggire a Vienna. Era lucida la sua consapevolezza, come lucido era il suo senso di responsabilità verso la verità e le vittime delle vergogne che le sue ricerche approfondite le ponevano sotto gli occhi. Lo sapeva e lo denunciava pubblicamente, come fece in occasione della conferenza di Reporter senza Frontiere nel dicembre del 2005 a Vienna. Articoli, libri tradotti anche in italiano tra cui "Cecenia. Il disonore russo" (Fandango 2003) e "Diario russo" (Adelphi 2007), per descrivere, denunciare accendere i riflettori sull'operato di un governo, quello russo, che non rispettava i diritti umani e, ovviamente, non gradiva che ciò fosse divulgato, specie se a farlo era un racconto attendibile, approfondito e accreditato.

E infatti il racconto che Anna scriveva della guerra non tralasciava nessun particolare e non escludeva alcuna voce, ecco perchè è stato violentemente spezzato. Durante i suoi frequenti viaggi in Cecenia, Anna Politkovskaja, raccoglieva le testimonianze di militari russi come di civili ceceni e sosteneva le famiglie della vittime nei campi profughi, denunciando le gravi connivenze tra il governo russo e gli ultimi due Primi Ministri ceceni, Ahmad Kadyrov e suo figlio Ramsan, entrambi sostenuti da Mosca.

La sua professionalità e la sua dedizione alle tematiche inerenti i diritti umani l'avevano consegnata alle ribalte internazionali attraverso prestigiosi riconoscimenti, quali il Premio dell'Unione dei Giornalisti Russi (2001), Global Award for Human Rights Journalism (Amnesty International - 2001) Courage in Journalism Award (International Women's Media Foundation - 2002)  e da ultimo un riconoscimento postumo, anche italiano, ossia il Premio Internazionale Tiziano Terzani (2007). Ma tutto questo era poca cosa rispetto ai rischi che sapeva di correre e che non sono comunque riusciti a sottrarla alla sua vocazione di raccontare. Anna Politkovskaja sapeva bene di essere in pericolo come sapeva di essere negoziatrice privilegiata nella guerriglia cecena, come sapeva di essere ritenuta autorevole fonte di informazione anche se ciò non doveva essere noto. E' lucida l'analisi cha offre in un saggio, pubblicato postumo lo scorso anno, in cui scrive:
 «Sono una reietta. È questo il risultato principale del mio lavoro di giornalista in Cecenia e della pubblicazione all'estero dei miei libri sulla vita in Russia e sul conflitto ceceno.

 A Mosca non mi invitano alle conferenze stampa né alle iniziative in cui è prevista la partecipazione di funzionari del Cremlino: gli organizzatori non vogliono essere sospettati di avere delle simpatie per me.
Eppure tutti i più alti funzionari accettano d'incontrarmi quando sto scrivendo un articolo o sto conducendo un'indagine. Ma lo fanno di nascosto, in posti dove non possono essere visti, all'aria aperta, in piazza o in luoghi segreti che raggiungiamo seguendo strade diverse, quasi fossimo delle spie.
Sono felici di parlare con me. Mi danno informazioni, chiedono il mio parere e mi raccontano cosa succede ai vertici. Ma sempre in segreto. È una situazione a cui non ti abitui, ma impari a conviverci".

Ma neanche questa lucidità ha cancellato la sua sete di verità, ha fermato il suo cammino verso la sua comprensione e la sua condivisione. Ha fermato il suo cammino verso una morte annunciata e cagionata da un'ingiustizia che ancora miete vittime perchè i carnefici rimangono ancora in libertà. Intanto in Russia i giornalisti e difensori dei diritti umani continuano a rappresentare delle categorie a rischio. Amnesty International, nel comunicato diffuso in occasione dela secondo anniversario dell'omidicio, ha sollecitato il governo russo a porre fine all'impunità nei confronti delle violenze commesse contro i difensori dei diritti umani e i giornalisti indipendenti.

 
www.strill.it 

preso da liberainformazione.org

Napolitano: "Giusto ricordare La Torre"

Napolitano: "Giusto ricordare La Torre"




11 ottobre 2008
Roma
. E' scontro a Comiso sul nome dell'aeroporto: Pio La Torre o Vincenzo Magliocco.




La guerra tra vecchia e nuova giunta comunale ha provocato vivaci polemiche e prese di posizione, compresa quella del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenuto con un messaggio a sostegno del ricordo di Pio La Torre, in occasione della manifestazione dedicata all'esponente politico vittima della mafia, alla presenza del leader del Pd Walter Veltroni.
La manifestazione, a cui hanno partecipato oltre duemila persone, è stata organizzata per intitolare l'aeroporto a Pio La Torre contro la decisione del sindaco, Giuseppe Alfano (An), che lo ha nuovamente dedicato al generale Vincenzo Magliocco. La precedente giunta comunale aveva infatti deciso di intitolare lo scalo al segretario del Pci siciliano che si batté per la smilitarizzazione della base Nato e fu ucciso dalla mafia nel 1982. Ma il nuovo sindaco ha cancellato la delibera e ha ripristinato per l'aeroporto il vecchio nome.
"La scelta di Comiso consente di richiamare in un luogo appropriato l'impegno politico e sociale dell'onorevole La Torre, appassionatamente schierato a favore della pace e della distensione internazionale, e al tempo stesso per il progresso economico, sociale e civile della Sicilia" ha affermato Giorgio Napolitano in un messaggio al presidente del "Centro studi e di iniziative culturali Pio La Torre", Vito Lo Monaco.
"Le sue battaglie raccolsero un vasto consenso popolare" ha aggiunto il Capo dello Stato, "e lo esposero alle minacce della mafia, di cui cadde vittima in un sanguinoso agguato che mirava a far tacere la sua voce e bloccare il processo di rinnovamento e di sviluppo dell'isola. Tuttavia la sua testimonianza non fu vana: essa divenne patrimonio generale del popolo siciliano e favorì la nascita di un comune sentire e di movimenti unitari che hanno rinsaldato la trama della democrazia".
Il circolo territoriale di Alleanza nazionale di Comiso ha difeso la scelta del sindaco e ha riconfermato "la piena approvazione della decisione della giunta comunale di restituire all'aeroporto l'intitolazione al generale Vincenzo Magliocco, (insignito, non si dimentichi, di una medaglia d'oro, due d'argento e una di bronzo)".
Ieri il sindaco di Comiso aveva invitato Veltroni a un confronto per illustrargli sia le ragioni che hanno indotto l'amministrazione comunale a tornare a intitolare al generale Magliocco l'aeroporto, sia le contestuali iniziative programmate dal comune per onorare la memoria di Pio La Torre. Ma il leader del Pd ha fatto sapere che è disponibile all'incontro solo nel momento in cui il sindaco ripristinerà l'intitolazione dell'aeroporto a La Torre. Veltroni oggi era a Comiso alla manifestazione, insieme a Fabio Mussi per le sinistre e a Beppe Giulietti dell'Italia dei valori.
"La lotta alla mafia non è di una parte, deve impegnare tutti. E' impensabile - ha detto Veltroni - che un sindaco sulla base di sondaggi abbia deciso di cancellare il nome di un uomo che ha perduto la sua vita per combattere la mafia. Questo la dice tutta sull'Italia di oggi e la dice tutta su chi governa questo comune e non solo". E ancora: "Chi fa il sindaco, indossa la fascia tricolore, ha il dovere di rappresentare tutti i cittadini, anche quelli che non lo hanno votato. Che facciamo cambiamo i nomi delle strade in base a chi vince le elezioni? Questo sarebbe un regime, ma per fortuna in Italia non siamo in un regime. In Italia c'è ancora la democrazia".

Tratto da: la Repubblica edizione online
preso da www.antimafiaduemila.com/

 
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NAPOLI E' VISTA COME CITTA' DA EVITARE RICETTACOLO DI CRIMINALITA', E DI RIFIUTI.

MA NON E' COSI', NAPOLI E' MILLE COLORI!  ANCHE SE IL MARRONE A VOLTE DOMINA...

 

 SITO DI NAPOLI   www.napoliacolori.tk 

Dec. 18
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o_O.-''-.HoUsEtTiNa_ToSsIcA.-''- wrote:

 

 

Oct. 25
ciao km va kmq devo dire ke hai un bel blog un kissss
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