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10/26/2008 Ho trasferito tutti gli interventi di questo blog su trasparente.wordpress.com nel trasferimento c'è il problema dei video che la gran parte non sono + visibili e al loro posto si vede un codice modificato .... e il problema dei colori ( sfondo testi ) ....entrambi cercherò di sistemarli al più presto Per iscriversi alla nuov anews letter cliccare qui : Subscribe to Trasparente by Email [ per un certo periodo continuerò a postare interventi sul nuovo blog, se vedrò che sara + maneggiabile come sembra allora continuerò definitivament lì altrimenti tornerò a questo blog :) ciao !! ]Alex Buzzella 10/22/2008 Non mi ricordo più da chi l'ho sentito ... ma sono d'accordo che al giorno d'oggi ai 3 poteri separati di Montesquieuvada aggiunta l'INFORMAZIONE ... xk deve essere indipendente dagli altri il potere legislativo (fare le leggi), il potere esecutivo (farle eseguire) e il potere giudiziario (giudicarne i trasgressori)Siamo in un mondo di disinformazione - Dario FO
Ottobre 21, 2008 on 12:00 pm | In Politica |
Walter Veltroni ha sempre fretta. Non è facile rivolgergli
una domanda. In questo è simile a D’Alema, l’eterno
rivale. Ancor più difficile ottenere da lui una risposta. A meno
che a interpellarlo siano Bruno Vespa o Gianni Riotta: per loro il
segretario del Pd il tempo lo trova sempre. Ma non demordiamo, prima o
poi riusciremo a intervistarlo, con pacatezza. Intanto si accumulano le
curiosità insoddisfatte. L’altra sera Walter era atteso al
teatro Carcano di Milano per un comizio. il segretario provinciale del
Pd, Ezio Casati, appena ci ha visti, ci è venuto incontro e ci
ha promesso: se fate i bravi gli chiedo di rilasciarvi
un’intervista alla fine del suo intervento. Siamo stati bravi,
anzi l’abbiamo applaudito a scena aperta, spellandoci le mani
più dei militanti, mentre prometteva opposizione intransigente e
criticava la dittatura del pensiero unico. Niente da fare: alla fine
Casati si è dimenticato la promessa. Nel deflusso, Duccio ha
comunque provato a interpellarlo sull’emendamento Salva-Geronzi
(scoperto dalla giornalista Milena Gabanelli, nel silenzio
dell’opposizione parlamentare) e sul voto del gruppo Pd al
Senato, contrario alla richiesta di arresto del senatore Di Girolamo
(eletto nelle liste Pdl in un collegio estero, secondo l’accusa
previa falsa dichiarazione di residenza). Dopo aver farfugliato che
loro a quell’emendamento erano contrari, Walter si è
girato e se n’è andato a passi lunghi e ben distesi.
Mentre scappava, Franz gli ha lanciato addosso una terza domanda, sul
conflitto di interessi di Colaninno junior, giovane speranza del Pd.
Silenzio del caro leader, agitazione delle guardie del corpo. Come di
consueto, numerosi militanti “democratici” si sono
scagliati contro di noi con insulti, invettive, minacce e qualche
gomitata, visibilmente disturbati dalla nostra pretesa di rivolgere
domande a un esponente politico, per nulla meravigliati che i loro
amati leader se la diano a gambe ogni volta che un cittadino informato
li interpelli senza riverenza. Il Nano è in una botte di ferro.
preso da Pieroricca.org ____ ormai va di moda tra i politici parlare parlare ... ma solo qndo nessuno gli fa domande 1 po diverse dalle solite ...
domande che dovrebbero essere fatte dai media , per un informazione intelligente ...
invece no ! ci si deve organizzare per sostituire i mezzi di informazione ( vedi meet up di Grillo , e Le organizzazioni Qui(Citta)Libera )
18 Ottobre 2008
Mercoledì 15 ottobre al centro sociale Barattolo di Pavia
c’era una serata di musica e ballo, una serata di aggregazione
organizzata dal Collettivo Universitario Autonomo in risposta alle
ordinanze “anti-bivacco” volute dal sindaco di
centro-sinistra Piera Capitelli (ordinanze analoghe a quelle di cui
abbiamo sentito parlare di recente anche a Lecco). Si era presentata un
sacco di gente quella sera, tanti ragazzi, tanti studenti, i soliti
noti ma anche molte facce nuove. Dovete sapere però che il
centro sociale di Pavia ha una particolarità: sorge accanto alla
sede di Forza Nuova, o meglio: di fianco al Barattolo, nonostante le
molte proteste sollevatesi, è sorta qualche anno fa la sede di
Forza Nuova. E quella sera, fin dalle prime ore, erano state segnalate
diverse intimidazioni da parte di chi, andando alla festa, doveva per
forza di cose passare davanti a quella sede. Roba di tutti i giorni.
Nessuno ci avevano fatto caso più di tanto. Vogliono solo
provocare. Lasciamoli perdere. Questa volta però (e purtroppo
non era la prima) i provocatori sono passati dalle parole ai fatti:
verso le 23:00 tre giovani che passavano di lì sono stati
aggrediti e colpiti al volto dai ragazzi di Forza Nuova sulla soglia
della sede. Altre quattro persone si sono accorte di ciò che
stava accadendo e sono sopraggiunti nel tentativo di soccorrere i
ragazzi feriti. A quel punto gli aggressori, armati di spranghe,
tirapugni e una mazza chiodata, recuperati dall’interno della
sede, si sono opposti agli amici dei ragazzi aggrediti. La situazione
è degenerata, tutti i ragazzi del Barattolo si sono precipitati
in strada, sono accorse le forze dell’ordine e soprattutto le
ambulanze per portare sette delle persone picchiate al pronto soccorso:
le prognosi sono comprese tra i 3 e i 12 giorni. Nonostante questo, i
ragazzi, velocemente medicati, vengono portati in questura dove vengono
trattenuti fino alle 9:00 del mattino per l’identificazione e le
deposizioni prima di tornare in ospedale. Nel frattempo i ragazzi in
strada hanno improvvisato un presidio davanti alla sede, mentre alcuni
poliziotti li tenevano a debita distanza per “sicurezza” e
altri invece scortavano gli aggressori, riparatisi all’interno
della sede, sulle macchine della polizia. Ecco che allora il Collettivo
Universitario Autonomo organizza per il giorno seguente una
manifestazione nella fatidica via. Si sono presentate all’incirca
200 persone tra studenti , lavoratori, membri del collettivo
Co.r.s.a.ri. ed anche alcuni consiglieri comunali di Rifondazione.
L’intento della manifestazione di oggi era la richiesta della
chiusura immediata della sede di Forza Nuova a Pavia e come gesto
simbolico di riappropriazione di quello spazio si voleva appendere un
paio di striscioni alla saracinesca della sede. Le forze
dell’ordine però, in tenuta da sommossa, si sono schierate
impedendo ai manifestanti di avvicinarsi, così il corteo si
è trasformato nuovamente in presidio. Un megafono recuperato
è diventato allora portavoce dell’amarezza, della
tristezza, della rabbia dei presenti. Rabbia, soprattutto rabbia, anche
perché durante la serata è giunta la notizia che
addirittura ai ragazzi brutalmente pestati è stato impedito di
esporre denuncia contro gli aggressori. Il sindaco di Pavia promuove la
sicurezza per le strade impedendo la libera aggregazione nelle piazze,
il consumo di alcool al di fuori degli esercizi commerciali, ma a
fronte di questi fatti si limita a dire “non posso farci
niente”. Questo però ai ragazzi non basta. A tutti noi non
basta. È stata formalmente richiesta la chiusura immediata (non
lo spostamento) della sede di Forza Nuova da parte del Collettivo
Universitario Autonomo e dai consiglieri di Rifondazione, gli stessi
che si dichiarano pronti a vigilare personalmente, quotidianamente,
“perchè quella saracinesca non si alzi mai
più”.
Laura Isacco preso da http://www.quileccolibera.net
CAMORRA, ARRESTATO REGGENTE CLAN MAZZARELLA
NAPOLI - Sorpreso insieme ad altre due persone durante un summit
di camorra, Paolo Ottaviano - ritenuto l'attuale reggente del clan
Mazzarella - è stato arrestato dagli agenti della squadra mobile
della questura di Napoli. Ottaviano, che è nipote del capoclan
attualmente in carcere, é destinatario di un provvedimento di
fermo, emesso dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, per il
reato di associazione a delinquere di stampo camorristico. L'uomo, al
momento dell'arrivo della polizia era in compagnia di altri due
affiliati al clan, anche loro finiti in manette.A
sorprendere i tre esponenti del clan "Mazzarella" - Paolo Ottaviano di
35 anni, Biagio Aiello Rapicano di 27 e Francesco Rinaldi di 50 anno,
questi ultimi due arrestati in flagranza per il reato di associazione
camorristica di stampo mafioso - sono stati gli agenti dei "Falchi"
della VI sezione della Squadra Mobile della Questura di Napoli, in
piazza Mercato. I tre, nel corso di una riunione, erano intenti ad
effettuare i conti della gestione del mercato di calzature griffate
false. I poliziotti hanno sequestrato un catalogo di calzature "Hogan"
ed un elenco di commercianti, a cui i prodotti falsificati erano
imposti per la vendita sul mercato. Gli agenti hanno, inoltre,
sequestrato denaro contante ed un libro mastro attestante la
contabilità del clan per la gestione dell'illecito mercato del
falso.
da ANSA
| Don Ciotti: sconfiggere la ''mafia delle parole''
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21 ottobre 2008
Roma. "La prima vera scommessa da vincere
é la partecipazione, passare dall'io al noi". Per raggiungere
importanti obiettivi come la pace, la difesa dell'ambiente, il
superamento di tutte le forme di disagio sociale "é necessario
poter contare sul contributo di tutti".
E' quanto ha spiegato don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e
presidente dell' Associazione Libera, durante l'incontro alla Casa
Internazionale delle Donne di Roma con gli studenti dell'VIII edizione
del Corso EuroMediterraneo di giornalismo ambientale "Laura Conti",
organizzato dall'Editoriale La Nuova Ecologia, in partenariato con il
Centro Mediterraneo per l'Informazione e la Comunicazione del Programma
Ambiente delle Nazioni Unite. Il sacerdote simbolo della lotta alle
mafie, ha affrontato vari temi: legalità, etica come corresponsabilità
e valore della professione giornalistica. "La prima mafia da combattere
é quella delle parole, perché a parole ci sono sempre tutti" ha
affermato don Ciotti. Tra gli argomenti anche il ruolo della politica
"incapace di produrre leggi adeguate e in tempi giusti, ma sempre
pronta a promulgare provvedimenti in difesa di interessi particolari".
Don Ciotti ha parlato anche della questione rifiuti. Secondo il
sacerdote rappresentano l'emblema della società, dello spreco e del
consumismo. Infine ha ricordato il ruolo svolto da associazioni come
Legambiente che, nell'ultimo rapporto Ecomafia, denuncia una situazione
preoccupante: nel 2007 le ecomafie hanno fatturato poco meno di 20
miliardi di euro, circa un quinto dell'intero giro di affari della
malavita organizzata.
ANSA
preso da antimafiaduemila.com
| Non serve solo dire il ''carcere duro va rafforzato''
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di Giovanna Maggiani Chelli - 21 ottobre 2008
Già una volta abbiamo detto di essere concordi con il Ministro
della Giustizia Alfano e lo ribadiamo Ben venga un Ministro che
finalmente ...
... lavora per dare alla mafia quello che si merita, perchè fino ad oggi
nessun Ministro della Giustizia in questi ultimi 15 anni lo aveva mai
fatto, anzi.
Il “41 bis”, è vero non è una tortura per la mafia, è l’isolamento
severo,ma giusto, che non consente ai mafiosi di dare ordini dal
carcere e questo loro non lo vogliono, lo hanno detto chiaramente
quando in via dei Georgofili hanno ammazzato i nostri parenti.
Non serve però solo dire il “carcere duro va rafforzato”, bisogna farlo
e una grande prova di buona volontà, sarebbe far ritornare al “41 bis”
Gioachino Calabro, Cosimo Lo Nigro , Salvatore Benigno e Giuseppe
Barranca .
Per rispedire il mafiosi suddetti, rei di strage, a “41 bis” ,bisogna
cambiare la legge attuale però , la quale di fatto sancisce sì il
regime detentivo di “41” bis, ma contemporaneamente lo nega, affermando
che quando il reo dimostra di aver tagliato i ponti con l’esterno, lo
stesso potrà tornare a carcere normale.
Come farà mai il mafioso, ad avere contatti con l’esterno se il “41
bis” è stato sancito proprio perché quei contatti non ci fossero, ma
chi vuole prendere in giro la giustizia di questo Paese?
Chiediamo quindi a gran voce ,una legge che renda il “41 bis” un regime
detentivo di completo isolamento per i mafiosi rei della strage del 27
Maggio 1993.
Sono Dario Capolicchio, Fabrizio Nencioni, Angela Fiume , Caterina
Nencioni e Nadia Nencioni i nostri morti che hanno pagato il prezzo
tutto intero nel 1993 , in nome e per conto dell’annullamento del
carcere duro ai boss di “cosa nostra”, istituito dopo la morte di
Falcone nel maggio 1992 , e messo in pratica solo dopo la morte di
Borsellino nel luglio del 1992.
Per questo siamo quelli assolutamente titolati a chiedere che
finalmente sia resa giustizia; mentre l’odio lo lasciamo alla mafia e a
quanti si sono collusi con la stessa in quel maggio del 1993 , infatti
accecati da quell’odio mafioso e da quella ingordigia smisurata non
consentono mentre dominano, di far fronte alle nostre cause civili che
chiedono a gran voce un senso di umanità nei nostri confronti.
preso da www.antimafiaduemila.com
| Madrid, proteste per la ''truffa'' Lehman Brothers
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di Paolo Menchi - 13 Ottobre 2008
Oltre un centinaio di risparmiatori hanno sfilato a Madrid di fronte
alla sede del Banco di Spagna per protestare contro gli istituti di
credito che avevano venduto loro obbligazioni della Lehman Brothers e
per chiedere all'istituto di vigilanza di aprire un'inchiesta su come
sia stato collocato il titolo.*
Ognuno portava un cartello con in alto il nome ed il logo della Banca
responsabile della vendita e la scritta "Donde esta mi dinero?" che
credo non abbia bisogno di traduzioni.
Promossa ed organizzata anche dall'associazione dei clienti delle
banche ed assicurazioni (Asociación de Usuarios de Banca y Seguros -
Adicae) la manifestazione si è svolta senza incidenti ma la rabbia dei
risparmiatori era evidente.
L'accusa che viene mossa è quella che le Banche hanno venduto un titolo
spacciandolo come sicuro, ingannando così i risparmiatori che chiedono
che il governo prenda in considerazione l'ipotesi di un risarcimento,
almeno parziale.
Alcuni si sono lamentati del fatto che, fidandosi ciecamente dei loro
consulenti bancari, hanno scoperto solo in un secondo momento che la
loro banca aveva solo la funzione di collocare il prodotto di un
istituto di credito americano.
La maggior parte di loro erano pensionati che avevano investito buona
parte della loro liquidazione in un prodotto che gli era stato
assicurato come tranquillo ed ora hanno perso tutto.
Tratto da: clarissa.it
preso dawww.antimafiaduemila.com
* purtroppo bisogna anche chiederle queste cose ! ...
| Veltroni: ''Mai avuto a che fare con Villabate''
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di Silvia Cordella - 21 ottobre 2008
Ha deposto di fronte alla quinta sezione del Tribunale di Palermo il
segretario del Pd Walter Veltroni. Ma del Centro Commerciale di
Villabate, per cui era stato chiamato a rispondere dalla difesa di
Pierfrancesco Paolo Marussig, non ne sa nulla.
Così il leader del Partito Democratico ha negato il suo coinvolgimento
nel progetto che tanto aveva suscitato gli appetiti della famiglia
mafiosa dei Mandalà, interessati a far sorgere a Villabate, un modesto
centro alle porte di Palermo, un Warner Village composto da venti sale
cinematografiche e un ipermercato targato Auchan.
Secondo il pentito Campanella il lungo ed articolato iter
amministrativo per l’approvazione del progetto aveva però incontrato
non poche difficoltà. Una in particolare aveva riguardato il parere
contrario di un esponente dei Ds, Giuseppe Mannino, il quale aveva
palesemente contrastato in sede di approvazione la proposta
commerciale, accusando Campanella di voler favorire la Asset (la
società romana di intermediazione di cui Marussig era presidente) e il
disegno mafioso. Per ammorbidire la sua posizione, aveva spiegato
Campanella, «Marussig si era rivolto a Veltroni per fare pressioni sul
consigliere comunale perché non facesse più opposizione in aula» e
ottenere così il via libera della maggioranza. Il canale per arrivare
all’esponente politico sarebbe stato Giuseppe Daghino, consulente
dell’ex Sindaco di Roma nella società Rpr “Risorse per Roma”, che
lavorava per il Comune. Il leader dell’opposizione però ha negato
decisamente un suo coinvolgimento attivo nella vicenda e alla difesa di
Marussig, rappresentata dall’avv. Enrico Sanseverinati, ha risposto di
non essere mai stato sollecitato dal presidente della Asset ad
intervenire sul consigliere Mannino. Di Marussig Veltroni ha
manifestato solo un vago ricordo per essere stato compagno di scuola di
suo fratello quando l’ex Sindaco di Roma aveva 12 anni. «L’ho
conosciuto quando eravamo bambini – ha aggiunto, sollecitato dal pm Di
Matteo – mi ricordo che erano una famiglia molto numerosa e uno di loro
era compagno di scuola di mio fratello Valerio. Non l’ho più rivisto se
non qualche anno fa durante una cerimonia in Campidoglio». Walter
Veltroni ha poi detto di non conoscere le attività della Asset Group o
della Asset Development specificando solo che ad occuparsi di cinema in
famiglia era la fidanzata di suo fratello, Federica Lucisano e che «per
scelta, con i miei familiari – ha concluso il segretario del Pd - da
quando sono impegnato in politica ho rapporti di grande affetto e
sintonia, ma teniamo le nostre vite separate».
preso da www.antimafiaduemila.com ______
tanto per rimanere nel tema importante tra la politica e i tribunali
se la politica non è sana come pretendiamo che lo sia la società ?? quindi complimenti ai magistrati che fanno bene il loro lavoro !
10/21/2008 21 Ottobre 2008
La Terra dei Fuochi
 Cartello sequestrato a Roma
L'Italia era la Terra dei cachi,
poi dei fichi d'india, ora dei fuochi, accesi in tutta la Campania per
distruggere rifiuti tossici. La diossina è l'ossigeno della
politica. Non ho più notizie del processo a 'O Governatore, al secolo Antonio Bassolino. E' ancora in carica in attesa della prescrizione? Qualcuno mi faccia sapere.
"Caro Beppe, siamo
dei ragazzi impegnati in prima linea per un dramma ambientale che trova
ampia eco anche nelle pagine di Gomorra. L’ultimo capitolo del
libro è dedicato ad esso: “La Terra dei Fuochi”.
Come nel resto del Paese, qui i problemi seri sono ignorati dai media
ufficiali. Così, mentre il popolo rincorre le scelte scellerate
in tema ambientale sia dell’uno che dell’altro governo, e
tutti si preoccupano degli inceneritori … nel frattempo,
tonnellate su tonnellate di rifiuti speciali (*)
continuano a essere sversate nelle strade di periferia tra Napoli e
Caserta. Il tutto è dato alle fiamme, specialmente di notte.
Sotto gli occhi di tutti e dell’Esercito Italiano. L’Emergenza
Rifiuti è trasformata nel solo e “semplice” problema
dei rifiuti urbani. Con rischi e sacrifici, mettendo a repentaglio
l’incolumità personale per circa sei mesi abbiamo video-denunciato e fotografato uno scempio che accade indisturbato, da anni, come si può vedere da www.laterradeifuochi.it.
Sembra d’essere su un teatro di guerra. Grosse colonne dense di
fumo nero si levano dal suolo. Ricorda il Kuwait quando bruciavano i
pozzi di petrolio.. Alcune televisioni hanno cominciato a notare il problema, ma non è bastato. Un’area vastissima (la provincia tra Napoli e Caserta
in particolare nelle aree urbane di Scampia, Ponticelli e quelle
limitrofe afferenti ai Comuni della provincia di Napoli nord quali
Giugliano, Qualiano, Villaricca, Mugnano, Melito, Arzano, Casandrino,
Casoria, Caivano, Grumo Nevano, Acerra, Nola, Marigliano, Pomigliano;
dal lato di Caserta ci sono i Comuni di Parete, Casapesenna, Villa
Literno, Santa Maria Capua Vetere, Casal di Principe, Aversa, Lusciano,
Marcianise, Teverola, Trentola, Frignano, Casaluce) continua a
trasformarsi in un immenso “Inceneritore a celle sparse”.
Al calar del sole aumentano la loro intensità e bruciano per
tutta la notte. Gli incendi sono senza sosta, anche di giorno. Ma
quello che accade di notte è indescrivibile. L’aria ormai puzza come un’ intera Terra in putrefazione.
Ci sono centinaia di famiglie che sono costrette a chiudersi in casa
perché i fumi entrano dentro le abitazioni. Il tutto è
documentato dal satellite. Basta un giro nel nostro sito su Google
Maps. Abbiamo creato una mappa con il censimento dei luoghi. Tra i
rifiuti speciali ci sono colle, solventi e vernici industriali, sfridi
di lavorazioni manifatturiere. Dal tessile al calzaturiero, passando
per la meccanica, carrozzeria fino alla termoidraulica. Dai fili
elettrici alle carcasse di elettrodomestici. Si brucia il micidiale Eternit, carico d’amianto! A farla da padrone, però, sono i copertoni.
In altri Paesi vengono riciclati completamente. Qui si bruciano per
arricchire dei criminali che avvelenano le nostre vite. Dalle prove
raccolte, siamo giunti alle conclusioni che i roghi vengono fatti
perché alimentano il mercato dello smaltimento illegale dei
rifiuti speciali. E allo stesso tempo quello del recupero illegale di
alcuni materiali, dal “pregiato” rame ai metalli comuni
come ferro e acciaio. La Salute, l’ Agricoltura, l’
Immagine, l’ Economia e lo Sviluppo della Campania sono
compromessi oltre ogni limite. Oltre alle cave e all’interramento
di rifiuti pericolosi, ci sono soprattutto gli INCENDI. A Marcianise
dei medici indipendenti stanno lavorando a uno studio clinico in cui
viene fuori che alle mamme è consigliato di ridurre l’allattamento al seno. Per la troppa diossina presente nel latte materno. Raffaele Del Giudice, protagonista di Biutiful Cauntri
e responsabile di Legambiente Campania, ha dichiarato che le matrici
ambientali sono tutte compromesse. Importanti indicatori biologici sono
fuori ogni limite di possibile tolleranza. Qualcuno s’è
mai chiesto il perché di tutti gli aborti spontanei? E le
infertilità maschili, malattie tiroidee,
allergie infantili e problemi all’apparato respiratorio? Quando i
medici ci visitano, dal tipo di patologia sono in grado di dirci da
dove proveniamo. Eppure nessuno ne parla! Perché la spesa
sanitaria in Campania è così alta? Tutta mala gestione e
ruberia, oppure ci si ammala davvero? Quanti morti ancora dovremmo
piangere? Con un piccolo rogo si contamina tutto.
L’aria, la falda e porzioni enormi di suolo. Anche a chilometri
di distanza. Per le mozzarelle alla diossina hanno fatto le analisi
alle bufale. E alla popolazione? I responsabili non sono persone.
Come gli untori nel medioevo, questi folli assassini disseminano peste
e veleni in modo subdolo e silente tra tutta la popolazione. A quanti
nei momenti critici hanno accusato di latitanza il popolo della
Campania, a questi noi rispondiamo con le Istituzioni. Dov’erano
e dove tutt’ora sono le Istituzioni ? IL fenomeno avviene da
molti anni. E’ scritto nei rapporti Ecomafia, di Legambiente. Ora
però grazie a “Gomorra” è come se tutti li
avessero letti. Aiutaci a diffondere il sito www.laterradeifuochi.it.
Tutti sono chiamati a prendersi cura del proprio territorio con una
azione civica di video-denuncia degli scempi ambientali. Basta un
cellulare. Siccome con un sol gesto si attenta alla salute di milioni
di persone, vogliamo pene severissime per i crimini ambientali. Siamo
un gruppo di giovani sognatori che vuol credere nelle Istituzioni.
Queste, però, fanno di tutto per scoraggiare. Abbiamo lanciato
appelli anche alle più alte cariche dello Stato. Dal Presidente
della Repubblica l’On. Giorgio Napolitano al Presidente del
Consiglio in carica, l’On. Cav. Silvio Berlusconi. Intanto, in
questi giorni, tra gli attestati di stima e solidarietà che
Roberto Saviano riceve da tutto il mondo politico, qui a Gomorra, lo
scempio continua …" Angelo Ferrillo – pres. Associazione La Terra dei Fuochi - www.laterradeifuochi.it
(*)
I rifiuti speciali sono quelli derivanti da: attività agricole -
attività di costruzione, demolizione e scavo - lavorazioni
industriali, artigianali, commercianti - attività di servizio,
di recupero e smaltimento rifiuti - attività sanitarie -
macchinari obsoleti e veicoli a motore dismessi. - (art. n° 7 D.
Lgs. 22/97)"
da BEPPEGRILLO.IT
Frequenze TV per Europa7. Il governo fa pagare alla RAI il conto salato di Rete4
di Articolo 21
Per
ora è solo un’ipotesi tecnica, messa sul tavolo del
sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani (uno dei più
stretti consulenti di Berlusconi nel campo dei media, dai tempi in cui
collaboravano aziendalemente), ma in breve potrebbe diventare la
soluzione governativa per sanare il “Caso Europa7”, ovvero: come risarcire il network privato, che a livello europeo (Alta Corte del Lussemburgo) e italiano (Consiglio di Stato) ha vinto la causa contro Retequattro-Mediaset, distribuendole le frequenze TV e risarcendo il gruppo privato con una somma che oscilla tra i 2 e i 3 miliardi di euro.
Ecco
allora uscire dal cilindro magico del governo un “coniglietto
strabico”: a risanare il vulnus non sarà il network
privato, condannato a livello europeo, Retequattro-Mediaset, di
proprietà del presidente del consiglio Berlusconi, ma la
pubblica RAI attraverso la cessione di frequenze ora utilizzate dalla
rete “ammiraglia “ RAIUNO. La filosofia imprenditoriale è sempre la stessa, sia che si debba affrontare la crisi dei mercati finanziari e
i crack delle banche, sia che si debba eseguire una sentenza che
condanna una società privata ad alto impatto mediatico-politico:
“privatizzare i profitti, pubblicizzare le perdite”!
In un periodo in cui Berlusconi e Tremonti,
esegeti del neoconservatorismo iperliberista ed euroscettici, si
scoprono “alfieri” dell’intervento dello stato e
“paladini” del coordinamento politico-economico
dell’Unione Europea, suona stridulo ed ambiguo questo ricorso a
far ricadere sul servizio pubblico il peso di una soluzione figlia di
un macroscopico “conflitto di interessi”, anziché
eseguire alla lettera i dettami delle massime istituzioni giuridiche
europee ed italiane.
In
pratica, Europa7 potrebbe vedersi assegnate una serie di frequenze, che
attualmente “distanziano i canali” sui quali viene
trasmessa RAIUNO: una specie di “cura dimagrante” per la
prima rete RAI, che in teoria non perderebbe frequenze analogiche
utili, ma restringerebbe il suo spazio di emissione. A favore di questa
soluzione “tecnica”, si sostiene da alcune parti influenti
che per la RAI non ci sarebbero danni finanziari né problemi di
trasmissione. Resterebbero però irrisolti i tempi di attuazione
della “sanatoria”, l’estensione del segnale (per
diventare un “canale nazionale”, Europa7 ha bisogno di una
copertura dell’80% del territorio nazionale, oltre che di tutti i
capoluoghi di provincia) e l’entità del risarcimento finanziario.
Secondo
alcuni esperti di diritto delle comunicazioni che seguono da vicino
queste vicende, anche a livello europeo, contattati da Articolo21: “Non si tratterebbe di una privazione per
la RAI. Certo non significa andare incontro alla sentenza europea, che
in pratica ha designato che Retequattro debba andare sul satellite. Qui
entra in gioco anche la sentenza della Corte costituzionale, secondo la
quale le reti eccedenti non possono superare i limiti del 2003, e
pertanto Retequattro è da ritenersi in esubero.”. La RAI, tramite il suo Direttore generale, Claudio Cappon, si è dichiarata disponibile a mettere in pratica le indicazioni del governo, una volta varate: “ La
disposizione normativa voluta dall'Europa e che impone la
ricanalizzazione delle frequenze e l'orientamento del Ministero dello
Sviluppo Economico-Comunicazioni e dall'Autorità per le garanzie
nelle comunicazioni di assegnare a Europa 7 frequenze sulle quali
trasmette regolarmente RAIUNO, non comporta nessuna onere per la RAI e
nessuna perdita di capacità trasmissiva”, ha detto Cappon. “Stiamo
concordando con il Ministero -ha proseguito- le modalità di
esecuzione di questo obbligo in maniera che il risultato venga ottenuto
coerentemente al progetto di digitalizzazione. La razionalizzazione
delle frequenze non andrà quindi a scapito dell'azienda”. Perplessità
e disaccordo, però, provengono proprio dall’AGCOM,
l’Autorità che controlla il rispetto delle regole nel
sistema delle comunicazioni e che dovrà comunque dire la sua su
l’intera vicenda. Da ambienti autorevoli dell’Autorità, Articolo21 ha raccolto questa testimonianza: “In
linea astratta questa soluzione andrebbe bene. In pratica, però,
la RAI deve ricanalizzare RAIUNO e questo implica anche un costo, in
base al fatto che bisognerà rimodulare il segnale analogico in
attesa della digitalizzazione, prevista però entro il 2012, che
comporterà anche il “dividendo digitale”, ovvero la
gestione delle frequenze rimaste inutilizzate e da riallocare sul
mercato. Ora, invece, si chiede un’accelerazione e questo
comporterà dunque dei costi aggiuntivi per il servizio pubblico.
Gli
utenti delle zone interessate, poi ,dovrebbero risintonizzarsi sulle
nuove frequenze di RAIUNO. E resta, inoltre, il problema di quella che
potremmo definire un’autorizzazione debole. Invece
di riassegnare le frequenze che la stessa Commissione europea sostiene
di essere state date in maniera illegittima a Retequattro, si fa
spostare la RAI! E
non si tratta solo dei cosiddetti “intercanali”; ma sono
frequenze che in alcune parti del territorio nazionale e in determinate
regioni si dovranno spostare, costringendo gli utenti a modificare la
sintonia. Insomma si chiede alla RAI di anticipare il “dividendo
digitale” con un costo per il servizio pubblico che potrebbe
aggirarsi su alcune decine di milioni di euro”. Viste le ultime dichiarazioni del sottosegretario Romani, contrario all’aumento del canone di abbonamento RAI (adeguato a 106 euro nel 2007
dal governo Prodi, dopo anni di blocco da parte del centrodestra, resta
il più basso in Europa!), perché ritenuto, secondo lui,
“la tassa più odiata dagli italiani, tanto che sono
favorevole a ridurlo, incrementando la lotta all’evasione del
tributo”, il sospetto è che l’intera
vicenda-frequenze diventi una merce di scambio: aumento del canone ed
eventualmente ripianamento delle perdite dovute ai minori introiti
pubblicitari (con la crisi dei mercati si stimano minori introiti per
RAI e Mediaset sul 10% negli ultimi tre mesi dell’anno), in
contropartita dell’uso delle frequenze di RAIUNO, invece di
Retequattro, per Europa7. Articolo21 si
opporrà con determinazione in tutte le sedi istituzionali
nazionali ed europee, affinché non sia il servizio pubblico a
dover pagare per scelte errate, che non rispettano integralmente le
sentenze emesse e che stravolgono le regole del libero mercato, in
quanto emanazioni dell’irrisolto conflitto di interessi del capo
del governo.
Appello di 6 premi Nobel per Saviano. Dario Fo:
"in un Paese in cui un politico dice che con la mafia bisogna
conviverci…"
di Stefano Corradino
"Il problema vero di questo Paese, anche in relazione al caso
Saviano è il disastro della disinformazione. Ci propinano culi e
veline, pianti degli amanti, situazioni fasulle. Se vogliamo che le
cose cambino bisogna combattere questa oscena disinformazione, la
strategia di inondarci di banalità in modo che ci addormentiamo
tutti. E’ assurdo che un uomo libero, solo in virtù di
quello che scrive debba andare in giro con la scorta… Dobbiamo
indignarci". Così Dario Fo ad Articolo21
spiega le ragioni dell’appello per Saviano sottoscritto da lui e
da altri cinque premi Nobel Mikhail Gorbaciov, Gunter Grass, Rita Levi
Montalcini, Orhan Pamuk e Desmond Tutu. Nette le sue motivazioni
così come un paio di stoccate a Maroni e Lunardi… Un
appello per Roberto Saviano firmato da 6 premi Nobel. Oltre a Lei
Mikhail Gorbaciov, Gunter Grass, Rita Levi Montalcini, Orhan Pamuk e
Desmond Tutu. Perché avete sentito la necessità di
prendere una posizione comune così netta? E cosa rappresenta
Roberto Saviano? Rappresenta il coraggio , la grande tenuta
morale e soprattutto un impegno instancabile nella lotta contro la
criminalità. E a mio giudizio unisce un senso straordinario del
racconto e della scrittura, che dà valore e peso alle notizie.
Dà il senso della rappresentazione, un fattore importantissimo e
difficilissimo in chi scrive. Non capita tutti i giorni
che 6 premi Nobel, di provenienza, formazione e sensibilità
diversa sottoscrivano congiuntamente un appello… Io
spero che se ne aggiungano anche altri. Io stesso telefonerò
agli altri miei colleghi Nobel (così ci si chiama tra di noi,
aggiunge sorridendo) e sono sicuro che anche altri aderiranno. Ma la
cosa importante è che sia la gente ad aderire, che si muova.
Perchè non si può restare alla finestra a guardare o solo
a commuoversi. In un momento come questo bisogna essere presenti,
ritrovare un senso forte della partecipazione. Nella
trasmissione “Che tempo che fa” Luciana Littizzetto ha
lanciato una provocazione: “Saviano vattene, non c’è
posto in questo Paese per la gente che pensa”… E’
una provocazione che condivido. Ma sono quasi certo che Saviano
resisterà ancora a lungo prima di decidersi a muoversi. Il suo
è stato un momento di grande sconforto e, con grande
dignità, non ha spiegato nel dettaglio le ragioni che lo hanno
portato a questa condizione di esasperazione e di disperazione. Ma deve
averne subite proprio parecchie. E come giudica la
reazione della politica all’affermazione di Saviano di voler
lasciare l’Italia? La frase di Maroni "Saviano non è il
solo simbolo della lotta alla camorra ..." ha fatto molto discutere... Maroni,
con la sua affermazione, pur con la precisione successiva, è
stato di fatto un “coglioncione”. In piccolo e in volgare
è come colui che durante una partita di calcio, mentre tutti
gridano “guarda quello che bravo” commenta
“sì, ma oltre a lui di bravi ce ne sono altri”. Una
dichiarazione di una banalità incredibile. In molti si sono indignati comunque. Sì,
e penso che sia stato importante che alcune trasmissioni, come
“Matrix”, abbiano chiamato Saviano a parlare. Perché
il disastro di questo Paese riguarda proprio la disinformazione nella
nostra società. La gran parte delle notizie riguarda le veline,
i culi, i pianti degli amanti, o le tante situazioni fasulle. Se
vogliamo che le cose cambino bisogna combattere questa oscena
disinformazione, la strategia di inondarci di banalità in modo
che ci addormentiamo tutti. E’ assurdo che un uomo libero, solo in virtù di quello che scrive debba andare in giro con la scorta… Vuol
dire che la mafia ha un potere incredibile. Ma d’altronde, vorrei
che non ci dimenticassimo che pochi anni fa, qualcuno molto vicino a
Berlusconi, affermò che con la mafia bisogna imparare a
convincerci. Queste sono le cose che uccidono ogni possibilità
di combattere la mafia. Perché se dici che con la mafia bisogna
convincerci devi accettare anche il fatto che ogni tanto qualcuno venga
ammazzato. Altrimenti non si fanno affari… 10/19/2008 19 Ottobre 2008
Il sequestro dell'inceneritore Marcegaglia
 La storia delle cose
Una buona notizia: a Modugno, vicino a Bari, è stato sequestrato l'inceneritore
della Marcegaglia anche grazie a un esposto dei ragazzi del Meetup Bari
2. E' una grande vittoria per la salute dei pugliesi. Una sconfitta per
i politici e per i confindustriali assistiti dallo Stato. In materia di ambiente ognuno ha i ministri che si merita, ma noi abbiamo esagerato. Due dichiarazioni da far gelare il sangue a Dracula: - Stefania Prestigiacomo, ministro dell'Ambiente: "Stiamo andando malissimo su Kyoto. Abbiamo un trend di crescita delle emissioni del 13% - Renato Brunetta, ministro per la PA e l'Innovazione, sulla riduzione delle emissioni inquinanti: "L'Europa
ha poco da bacchettare perchè 20-20-20 (20% in più di
efficienza energetica, 20% in meno di emissioni inquinanti e il 20% di
energia tratta da fonti rinnovabili entro il 2020, ndr) è una
follia. Per le imprese e per i Paesi... è una follia
soprattutto per un Paese manifatturiero come l'Italia che ha
un'intensità e una densità di imprese superiore alla
media europea perché il nostro Paese trarrebbe svantaggi". Ma ha
poi ha aggiunto, rassicurante: " Noi vogliamo un ambiente pulito.
Vogliamo controlli di tipo ambientale che non uccidano le nostre
imprese e le nostre famiglie". Datemi un secchio per vomitare...
"Ciao Beppe, sono Lello Ciampolillo del Meetup Bari 2,
volevo segnalarti che in un mare di notizie 'immondizia' oggi ne
abbiamo una positiva. La magistratura funziona. I politici no. il 22/09/08 il dott. Francesco Bretone pm della Procura di Bari, ha sequestrato l'area di costruzione dell'inceneritore della Eco Energia Srl (gruppo Marcegaglia) a Modugno (BA) ed ha messo 4 persone sotto inchiesta; di queste una è un dirigente del settore ecologia della Regione Puglia.
Il sequestro è stato recentemente convalidato dal Gip. Le
indagini sono state svolte anche a seguito di due esposti presentati
dal meetup Bari2 assistito dall'avv Gaetano Filograno.Gli esposti in
questione evidenziavano la pericolosità degli insediamenti tra Bari e Modugno di una centrale a turbogas e appunto dell'inceneritore,
inseriti in un contesto già fortemente inquinato dalla zona
industriale a ridosso della città di Bari, nonchè dalla
presenza di una centrale elettrica Enel all'interno della città,
convertita recentemente da olio combustibile a gas sulla cui
legittimità il ns. meetup sta svolgendo approfondimenti tecnici
e giuridici da sottoporre agli organi competenti. Oltre a sottolineare l'ottimo lavoro della procura di Bari,
che si preoccupa della salute dei cittadini contrariamente ai politici
locali sia di destra che di sinistra, ci preme evidenziare alcuni tra i
motivi che hanno portato al sequestro preventivo e all'iscrizione nel
registro degli indagati del dirigente della Regione. Quest'ultimo
ometteva di: - motivare sullo smaltimento delle ceneri prodotte dalla centrale considerate nello studio di impatto ambientale (S.I.A.) erroneamente come rifiuto non pericoloso -
rilevare che lo stoccaggio e il trattamento delle ceneri avveniva
all’interno dello stesso termovalorizzatore e che trattandosi di
operazione di trattamento di rifiuto pericoloso occorreva per
l’impianto una specifica autorizzazione - rilevare che il CDR (combustibile da rifiuto) sarebbe stato prodotto anche all’interno della stessa centrale da un impianto privo di autonoma autorizzazione. Ci
chiediamo il perchè di queste "omissioni", e la risposta
è forse perchè sarebbero stati costretti ad ammettere che
la termovalorizzazione non risolve il problema dei rifiuti
anzi lo acuisce perchè il rifiuto bruciato si trasforma in
nanopolveri, diossine e cenere che a differenza dei primi sono tossici
e di una tipologia estremamente pericolosa, e tutti questi rifiuti
hanno bisogno di discariche speciali per rifiuti tossici. Ora veniamo ai politici. Il presidente della regione Puglia Vendola, che alcuni giorni fa aveva mandato a noi cittadini pugliesi, una lettera in cui ci esortava a "fare la differenza" intende costruire 5 inceneritori ( ) o meglio (sono sue parole) termovalorizzatori del CDR. Pochi giorni fa l'assessore regionale all'ambiente Losappio ad un nostro quesito sugli inceneritori rispondeva così: "La termovalorizzazione del CDR è per noi la chiusura del ciclo per la parte residuale dello stesso". Sperando
che si possa fare lo stesso con questa classe politica, lasciamo a te
il commento su quest'ultima affermazione e sull'intera vicenda. Loro
non si arrenderanno mai, noi neppure." Lello Ciampolillo, organizer meetup Bari 2
invece di una diminuzione del 6,5%. ma anche qui... ha senso che ci si
faccia carico noi dell'inquinamento del mondo qundo a sfilarsi da Kyoto
sono stati Paesi come gli Stati Uniti...?"
da Beppe Grillo.it
| Giovani guerrieri allo sbaraglio
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di Fausto Centofante – 16 ottobre 2008
In piena globalizzazione dobbiamo ancora, purtroppo, evidenziare
realtà che vorremmo non esistessero per nulla mentre invece sono
di un'attualità disarmante.
Ci sono bambini, adolescenti, che la notte si addormentano tra le
braccia di mamma e papà, magari coccolandosi teneramente un cagnolino
di peluche, il tutto in piena serenità: ce ne sono altri che la sera
si coricano, in giacigli di fortuna, abbracciati ad un fucile con il
colpo in canna e riposano con un solo occhio consapevoli di doversi
fare trovare pronti in caso di necessità improvvise.
Sono i figli della guerra, bambini che non hanno mai conosciuto le
gioie dell'infanzia a cui ancora appartengono, non frequentano le
scuole, non giocano con i loro coetanei, come dovrebbe essere, perché
sono stati strappati alle loro famiglie ed immessi con prepotenza nel
circuito militare del loro paese di appartenenza causa conflitti in
corso.
Le statistiche, il più delle volte in difetto, parlano di circa 250
mila baby soldato, oggi presenti nel mondo, maggiormente concentrati
in quei paesi come l'Afganisthan, il Nepal, il Burundi, la Nigeria o il
Pakistan, tanto per citarne qualcuno, tutte nazioni sconvolte da guerre
interne quasi sempre volute dalle super potenze e dove la manovalanza
guerriera viene ormai reclutata tra i giovanissimi.
Si dà loro una sommaria istruzione sull'uso delle armi e li si getta
nella mischia con il risultato, quasi scontato, di una morte sicura.
Dati alla mano risultano essere milioni i ragazzini che, o hanno perso
la vita, o sono rimasti gravemente feriti con invalidità permanenti.
Per contro, poco o nulla si fa, da parte del mondo occidentale, per
impedire questa carneficina anzi, proprio i paesi più ricchi, tra cui
anche la nostra Italia, contribuiscono con la loro vendita di armi ad
alimentare una situazione di sfacelo. Per il popolo italiano in
particolare, un atteggiamento ipocrita, in netto contrasto con quelli
che sono i principi costituzionali inneggianti al pacifismo. Valerio
Neri, in qualità di direttore generale di Save the children Italia,
denuncia infatti una scarsissima sensibilità da parte del nostro
governo al problema della tutela dei minori avendo contribuito con una
somma di denaro assolutamente inadeguata alla portata del problema.
L'ennesima figuraccia in campo internazionale che ci relega agli ultimi
posti in Europa come contribuenti alla causa dei diritti umani in
generale e dei minorenni in particolare.
"Save the children", un'associazione volontaria che da un paio di anni
si adopera a denunciare questa nefasta realtà, ha da poco divulgato i
dati del fenomeno in scala mondiale che indicano in 70 milioni il
numero di ragazzini compresi tra 7 e 13 anni che risultano insolventi
nei confronti dell'istruzione e non certo per loro volontà. Dati
allarmanti che condizionano il futuro di alcune popolazioni ad un ruolo
secondario nello sviluppo sociale mondiale. Emergono così strategie di
mercato che a fronte di milioni di dollari di investimento sulle armi
ne destinano poche migliaia a favore della cultura, elemento necessario
a qualsiasi paese per la sua crescita sociale, industriale ed
economica.
Il progetto "Riscriviamo il futuro" ha fino ad oggi ottenuto risultati
soddisfacenti sul piano qualitativo, meno su quello della quantità non
trovando ancora una adeguata risposta da parte dei governi potenti, di
quegli stessi governi che remano nella direzione contraria.
Non è sufficiente denunciare situazioni come queste, non è altresì
sufficiente limitarsi a leggerle, è invece doveroso da parte di tutti
prendere coscienza di questa aberrante realtà ed attivarsi in tutti i
modi per cercare di sovvertirne l'esito altrimenti scontato.
CAZZOOO mi stanno girando i coglioni .... madonna oh!!!!! ke palle !!! e usiamol qste energie rinnovabili !! c'è un organizzazione ke fa schifo tra i meandri del potere ! ! !
» 2008-10-19 10:51
|
| NO AL CARBONE, GREENPEACE BLOCCA LA CENTRALE SARDA
|
ROMA - Attivisti di Greenpeace sono entrati nella centrale a carbone di
Fiume Santo, in provincia di Sassari, oggi proprietà di E.On, per
protestare contro i piani di espansione del carbone della Regione
Sardegna e chiedere invece di rilanciare l'eolico nell'isola, creando
così oltre 7.000 nuovi posti di lavoro entro il 2020. Ne dà notizia la
stessa organizzazione, precisando di aver bloccato il nastro
trasportatore della centrale, impedendo così il rifornimento
dell'impianto.
L'attività
di oggi rappresenta la seconda tappa di un tour contro il carbone della
Artic Sunrise in Italia, avviato giovedì scorso a Civitavecchia e che
punta a diffondere in Europa il messaggio di una "rivoluzione
energetica pulita", in vista della Conferenza sui Cambiamenti Climatici
dell'Onu del prossimo dicembre.
Fonti rinnovabili ed
efficienza energetica, secondo Greenpeace, sono fondamentali per
ridurre le emissioni di Co2 e creare nuove opportunità di lavoro. "Non
è accettabile che le regioni facciano dei piani energetici in contrasto
con gli impegni internazionali dell'Italia - afferma Giuseppe Onufrio,
direttore delle Campagne di Greenpeace Italia - la Sardegna deve
rivedere la proposta di piano regionale e togliere ogni limite
all'eolico. Questa fonte può dare occupazione sicura e pulita in
Sardegna. L'ostilità di Soru all'eolico blocca 7.000 posti di lavoro
per far spazio al carbone".
La Sardegna, sottolinea
Greenpeace, è una regione strategica per lo sviluppo dell'eolico in
Italia. Nel 2007 la potenza eolica complessiva sull'isola ha raggiunto
i 367 Mw, ma secondo il rapporto presentato recentemente da Anev
potrebbe invece installare, nel pieno rispetto del paesaggio e
dell'ambiente, circa 1.750 Mw, dando occupazione a oltre 7.000 persone
e producendo circa 3 miliardi di kilowattora (il 25% del consumo
interno della regione). Prodotta con il carbone, questa energia
emetterebbe oltre 2 milioni di tonnellate di Co2 all'anno. | preso da ANSA 10/18/2008 ecco alcuni pezzi della presentazione di "Toghe rotte" a cui ho partecipato a Leccoun grazie a Bruno Tinti e a Qui Lecco Libera
[Qui Lecco Libera] Tinti - La separazione delle carriere #1 [Qui Lecco Libera] Tinti - La separazione delle carriere #2 [Qui Lecco Libera] Tinti - La separazione delle carriere #3 [Qui Lecco Libera] Bruno Tinti - Il falso in bilancio (#1)
[Qui Lecco Libera] Bruno Tinti - Il falso in bilancio (#2) temi molto impportanti ... detti in modo che anche la gente comune può capire .... tutto ciò è raccolto in un libro che sto leggendo anche io "Toghe Rotte" come molti di voi,spero, voglio una giustizia che funziona si deve smettere di distruggerla con "leggi" 1 po strane .... blog di Bruno Tinti 10/16/2008 Report rai tre 12 ottobre 08 - Alitalia
PS: nn l'ho ankora visto tutto:) 10/13/2008 Manifestazione a Piazza Navona 11 ottobre 2008 Di Pietro IdV e i cittadini contro il Lodo Alfano e la dittatura dolce di questo governo guidato da Berlusconi (a presto i video anke sul mio blog )
'Ndrangheta, due sindaci in cella
A Gioia Tauro e Rosarno manette agli amministratori. Presi anche
due boss dei Piromalli. I pm: appalti pilotati, consulenze alla cosca,
infiltrazioni e affari sporchi
Una
consulenza al nipote del boss, lavori e delibere accomodati, appalti
pilotati, un sistema di potere consolidato. Un terremoto, quello
scatenato dalla Dda di Reggio Calabria, che ha portato in cella il
sindaco e il vicesindaco di Gioia Tauro (comune sciolto per
infiltrazioni mafiose), Giorgio Dal Torrione e Rosario Schiavone, il
sindaco di Rosarno Carlo Martelli e Gioacchino Piromalli insieme al
nipote omonimo, ai vertici del potente casato della Piana reggina.
Per i tre amministratori l’accusa è di concorso esterno
in associazione mafiosa. Accuse che arrivano dopo lo scioglimento del
consiglio comunale di Gioia, nello scorso aprile. L’operazione
è la naturale prosecuzione della commissione di accesso
agli atti e soprattutto dell’operazione “Cento anni di
storia”, che ha decapitato i vertici della cosca Piromalli con
l'esecuzione di 18 fermi. Proseguendo le indagini ed ampliando i filoni
riguardanti i rapporti con la pubblica amministrazione, i pm della Dda
reggina Salvatore Boemi, Roberto di Palma, Roberto Pennisi e Maria
Luisa Miranda sono giunti alla richiesta avanzata al gip dell'emissione
di cinque ordinanze di custodia cautelare.
Secondo gli inquirenti, la cosca Piromalli era diventata
“soggetto attivo dello sviluppo territoriale di Gioia
Tauro”, riuscendo pilotare il programma di recupero urbano dei
comuni e ad infiltrarsi nei lavori per la ristrutturazione della
statale 111 e dell'A3 . In particolare, come rivelerebbero alcune
intercettazioni che il sindaco Dal Torrione avrebbe fatto modificare il
progetto dello svincolo della Salerno-Reggio per venire incontro alle
richieste della cosca. Con la regia del 74enne Gioacchino Piromalli,
ritenuto a capo di quella che è ritenuta una delle più
potenti ‘ndrine calabresi.
Altro elemento che emerge dall’accesso agli atti del comune
reggino, Dal Torrione avrebbe cercato di far acquisire a una
società mista pubblico-privata, la Tauro Ambiente, l'appalto per
la pulizia degli arenili e dell'acqua adiacente il porto cercando di
ottenere un bando di gara «blindato» per riuscirvi.
«Un interesse - scrivono i pm della Dda reggina - che si
ricollegava a quello della criminalità organizzata».
Una pratica non nuova. Dalle inchieste che si sono succedute negli
anni, i Piromalli hanno gestito gli appalti riguardanti tutti lavori
pubblici della zona (processo “mafia delle tre province”.
Dalla costruzione dell’A3 negli anni 60, alle opere relative al
Quinto centro siderurgico fino alle infiltrazioni nel porto di Gioia
(operazione Porto) e ai lavori di ammodernamento della Salerno-Reggio.
Negli anni 70, il re della ‘ndrangheta Mommo Piromalli è
stato il grande tessitore della Santa, il nuovo assetto criminale che
ha permesso alle cosche di intensificare i rapporti con il mondo della
politica e dell’imprenditoria e di entrare nella massoneria dalla
porta principale.
In una fotografia di quegli anni relativa alla cerimonia di posa
della prima pietra del centro siderurgico, Gioacchino Piromalli fu
immortalato accanto a Giulio Andreotti, ospite del suo albergo di Gioia
Tauro. Secondo i giudici, il vecchio Gioacchino sarebbe il tramite
della famiglia con le amministrazioni locali. Mentre il giovane e
omonimo avvocato è già stato condannato per associazione
mafiosa, ma anche condannato in sede civile (nell’ambito del
procedimento Porto) al risarcimento di 10 milioni di euro, la prima
sentenza in assoluto che sancisce il danno ambientale provocato dalla
criminalità organizzata su un territorio. Una vicenda di grande
portata, proseguita con un colpo di scena: l’avvocato, incapace
di pagare la cifra, chiese di essere impiegato dai comuni, che gli
affidarono una consulenza. “In spregio a qualunque norma
giuridica e morale, nonché del buon senso - scrivono i
procuratori - le due amministrazioni locali avevano espresso la
volontà di pagare consulenze all'avvocato Piromalli. stato
così concesso alla cosca di entrare ufficialmente all'interno
dei municipi agevolando le possibilità, già ingenti, di
controllo e di indirizzo della pubblica amministrazione”.
Anche il faccendiere Aldo Miccichè è uno degli
indagati nell'inchiesta. Per Miccichè, originario di Marapoti,
un centro poco distante da Gioia Tauro, negli anni '80 è stato
dirigente della Democrazia cristiana. Da anni si è rifugiato in
Venezuela. Nei suoi confronti era già stato emesso un
provvedimento di fermo nell'ambito dell'inchiesta che nel luglio scorso
porto all'operazione che ha decapitato al cosca Piromalli. L'uomo
è al centro di una inchiesta della Dda su presunti brogli degli
italiani all'estero alle ultime elezioni che, secondo l'accusa,
avrebbero dovuto portare ad un'attenuazione del regime detentivo del 41
bis che Miccichè avrebbe cercato di ottenere mettendosi in
contatto con il senatore Marcello Dell'Utri. Alcune telefonate,
già riportate nel provvedimento di fermo del luglio scorso sono
riproposte nell'ordinanza di oggi. Dell'Utri era stato citato come
teste nell'inchiesta su Miccichè. Nell'ambito dell'operazione di
oggi Miccichè, è accusato di associazione mafiosa e per
lui era stata chiesta l'emissione di un'ordinanza di custodia
cautelare.
preso da liberainformazione.org | Gorbaciov: siamo al declino dell'impero americano
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di Giulietto Chiesa, Megachip - da la Stampa - 13 ottobre 2008
guarda sfilare, sugli schermi della CNN, le cifre
della catastrofe finanziaria americana che dilaga nelle borse di tutto
il mondo.
Non e' roba allegra, ma lui non riesce a trattenere un sogghigno.
''Questo non potranno dire che e' colpa del comunismo…., o della
Russia. Questo se lo sono creato da soli, con le loro mani. Il
prestigio degli Stati Uniti ne esce demolito, e anche il modello
economico e sociale che hanno imposto al mondo intero con la loro
globalizzazione selvaggia''
L'ex presidente sovietico non manca di far notare – ai numerosi
giornalisti che lo assalgono di domande: sulla crisi finanziaria, sulla
“nuova guerra fredda”, sulla Russia di Putin e di Medvedev
– che l'idea stessa dell'incontro di Venezia San Servolo,
“Ambiente: dall'allarme globale all'allerta per i media” e'
la prova che molte cose si potevano prevedere e furono infatti
previste. La nascita, a Bosco Marengo e Torino, del “Forum della
Politica Mondiale”, cinque anni fa, rispondeva proprio
all'intuizione che ci trovavamo alla vigilia di una grande crisi
mondiale.
Gia' allora era chiarissimo che il modello della globalizzazione
americana non era sostenibile – dice nell'intervento di apertura
– e che avrebbe dato luogo a una serie di convulsioni sistemiche.
Questa crisi finanziaria, che presto avra' effetti devastanti
sull'economia reale, non e‘ sola. Ce ne sono altre, simultanee
che stanno venendo al pettine a velocita' crescente: quella energetica,
dell'acqua, alimentare, demografica, del cambiamento climatico, della
devastazione degli ecosistemi. Allora dissi cose che non furono
ascoltate: che, per affrontare i pericoli che si delineavano – e
non mi si venga a dire che non erano prevedibili – sarebbe stato
indispensabile costruire una nuova architettura delle istituzioni
internazionali, essendo evidente che quella attuale non e' in
condizione di farvi fronte.
Per esemplificare, Mikhail Sergeevic?
Guardi la figura miserevole del Fondo Monetario Internazionale, sparito
tra le nebbie del panico delle Borse soverchiato dall' impressionante
vastita' del disastro finanziario. Ma e' solo un esempio. Il fatto e'
che questa nuova architettura presupponeva il riconoscimento della
pluralita' del mondo dopo la fine dell'URSS. Cioe' che, sparita l'URSS,
c'erano soggetti potenti che avrebbero voluto svolgere la loro parte
attiva: Cina, India, Brasile, Sud-Africa, Indonesia e, naturalmente, la
Russia. Invece a Washington scelsero la via piu' facile, quella
dell'impero. Pensarono di potere, anzi di dovere, decidere da soli e
per conto di tutti. Naturalmente creando ricchezza per se',
indebitandosi, stampando decine, forse centinaia di trilioni di dollari
senza copertura alcuna che non fosse la loro potenza militare. Adesso
tocchiamo con mano che il mondo unipolare ha fallito. Perche', oltre a
essere profondamente ingiusto, era ed e' politicamente irrealistico e
insostenibile fisicamente.
Che intende per fisicamente insostenibile?
Che e' in contrasto con le leggi della fisica e della chimica, perche'
non puo' esservi sviluppo indefinito in un sistema limitato di risorse.
Invece il modello turbocapitalistico e' interamente costruito sulle
illusioni di infinita' inesistenti. Non si puo' contare sul profitto in
crescita a tutti i costi, perche' a un certo punto la curva di
flettera'. Non si puo' spingere a consumi in crescita illimitata
perche' le risorse sono definite, a cominciare da quelle energetiche.
Perche' usando energia fossile ai ritmi forsennati attuali noi
liberiamo enormi quantita' di CO2, e riscaldiamo il pianeta ben oltre i
limiti di equilibri che, per formarsi, hanno impiegato alcuni miliardi
di anni.
Dunque, che fare?
Cambiare modello, finche' siamo in tempo. Il mercato senza regole e'
stato un disastro, il neo-liberismo si e' rivelato una truffa globale.
Ma questo implica mutamenti giganteschi nelle abitudini e condizioni di vita di miliardi di persone …
Ci sono due modi per affrontare il problema. Il primo e' tacere la
verita' e dilazionare decisioni che si sa essere impopolari. E questo
impedira' alla gente di capire e di cominciare a modificare il proprio
modo di vivere e, per giunta, favorira' il sopraggiungere di altre
crisi devastanti. Oppure cominciare a dire la verita' e organizzare
saggiamente, cioe' tempestivamente, il cambiamento. Ci vuole una
glasnost mondiale.
Ma come si puo' fare?
Il Forum della Politica Mondiale, insieme al Club di Roma, alla
Provincia di Venezia, e al ministero dell'Ambiente, hanno avviato una
riflessione che vuole coinvolgere molti importanti operatori mediatici.
I media possono essere un potente veicolo di informazione e di
formazione dell'opinione pubblica. Ma essi stessi dovranno cambiare
perche' ad oggi il messaggio che diffondono e' del tutto contrario a
ogni prospettiva di sostenibilita'. Mi riferisco in primo luogo alla
pubblicità
Lei vede un rapporto tra queste crisi e le nuove tensioni internazionali e un ritorno alla guerra fredda?
C'è un rapporto indiretto ma evidente. Nuovi potenti soggetti
internazionali, si pensi a Russia e Cina, agiscono ormai sulla scena
mondiale. I loro interessi non coincidono e non sono riconducibili a
quelli degli Stati Uniti. Le regole di questi ultimi non possono essere
imposte ai primi. La guerra della Georgia contro l'Ossetia del Sud e'
un esempio di come si e' cercato di imporre alla Russia le regole
dell'Impero. E' andata male all'Impero
Vuol dire che la Russia fara', d'ora in poi, la faccia dura?
La Russia e' aperta al dialogo, ma si chiudera' di fronte a
imposizioni. E' indispensabile una nuova conferenza per la sicurezza
collettiva, che porti a una qualche forma di consiglio di sicurezza
europeo, dotato di poteri e perfino di forme di interposizione. Bisogna
avviare questo processo, evitare mosse unilaterali, atti di forza,
allargamento di alleanze militari (ovvio che parlo della NATO) e
rinuncia all'installazione in Europa di nuovi sistemi d'arma (ovvio che
parlo dei missili USA in Polonia e del radar nella Repubblica Ceca).
Che opinione ha di Putin?
Ha fatto non pochi errori, ma si tenga conto che ha ereditato da Eltsin
un paese al collasso. Tratte tutte le somme a me pare che il positivo
superi il negativo, e di molto. Dovremmo essergli grati
Ma di democrazia in Russia non si parla.
Dopo l'indecoroso comportamento dei media occidentali che ha
accompagnato l'aggressione della Georgia contro l'Ossetia del Sud penso
che la pretesa occidentale di insegnare la democrazia alla Russia debba
essere ridimensionata. Gli occidentali e gli europei dovrebbero
imparare ad avere pazienza, anche perche' non hanno scelta. La Russia
sta realizzando una trasformazione democratica. Non dappertutto i tempi
sono identici. L'Europa ha impiegato qualche secolo per costruire lo
stato di diritto. Dateci tempo e non cercate di farci la lezione.
Sappiamo imparare da soli
E' vero che ha fondato un suo partito?
Ci sto pensando, vedremo. Ma io credo che ci sia bisogno di partiti
diversi da quelli comprati o comprabili. Ci vogliono organizzazioni
democratiche che favoriscano la partecipazione dei cittadini.
Altrimenti il distacco della politica dalla gente aumentera'. Mentre,
per i cambiamenti inevitabili che si annunciano, sara' necessario che
milioni di persone siano attive e coscienti. Questo vale per la Russia
ma anche per voi occidentali. E anche per voi europei
Come giudica il Nobel per la Pace a Martti Ahtisaari?
Non intendo commentare
Tratto da: megachip preso da antimafiaduemila
09.10.2008 | di Anna Foti
Anna Politkovskaja
«
Sensibile al dolore degli oppressi, incorruttibile, glaciale di fronte
alle nostre compromissioni, Anna è stata, ed è ancora, un
modello di riferimento. Ben oltre i riconoscimenti, i quattrini, la
carriera: la sua era sete di verità, e fuoco indomabile. »
- André Glucksmann, filosofo francese, su Anna Politkovskaja in
un ricordo pubblicato su "Il Corriere della Sera" il 3 dicembre 2006
Anche
in russo il suo nome è ormai noto, ma non per i riconoscimenti
ricevuti nel campo del giornalismo internazionale. А́нна Степа́новна
Политко́вская, Anna Stepanovna Politkovskaja, nata a New York il
30 agosto 1958 e morta a Mosca il 7 ottobre 2006, vittima di un agguato
presso la sua abitazione, è nota per aver esercitato la
professione giornalistica nel segno della ricerca della verità
dei fatti. Una professione che ha pagato con la vita. Due anni fa la
Russia, la Cecenia e il mondo rimanevano attoniti per la notizia del
suo omicidio legato al suo impegno per un’informazione libera
nella Russia di Putin, per la verità sugli intrecci tra la
criminalità organizzata e gli organismi di sicurezza e sulla
guerra in Cecenia, per le violazioni dei diritti umani da parte del
governo russo in Cecenia, in Inguscezia e Daghestan.
Una scomparsa che ancora non ha raggiunto una completa
verità giudiziaria, nonostante l'impegno di avvio di
un'approfondita indagine proclamato all'indomani dell'omicidio
dall'allora presidente Vladimir Putin, che ha definito la professione
di Anna Politkovskaja molto nota in Occidente e poco influente sulla
vita politica russa. Solo tre persone sono state arrestate mentre
ancora nulla circa l'esecutore materiale del delitto. Il suo assassinio
ha colpito il cuore dell’informazione libera, coraggiosa e
indipendente. A definirlo un crimine selvaggio è lo stesso ex
presidente Mikhail Gorbacev. Il suo assassinio ha decretato la vittoria
della censura come strumento di insabbiamento di verità scomode,
della repressione come strumento di controllo delle coscienze. Ma
c'è anche chi crede che la sua morte sia stata cercata per altri
fini. Tra questi vi è l'editorialista della Delobaya Gazeta,
Oleg Kashin, "non esiste alcuna verità così terribile da
condannare a morte un giornalista" e dunque l'unico obiettivo degli
assassini era quello di "scioccare la società e destabilizzare
il Paese".
Il 7 ottobre di due anni fa il suo corpo veniva ritrovato esanime
nell'ascensore del palazzo dove risiedeva. L'8 ottobre, la polizia
russa già sequestrava il suo computer e tutto il materiale
dell'inchiesta di cui, dichiarava qualche giorno dopo l'editore della
Novaja Gazeta Dmitry Muratov, la Politkovskaja stava per pubblicare, un
lungo articolo relativo alle torture commesse dalle forze di sicurezza
cecene legate al Primo Ministro Ramsan Kadyrov (chiamate
dispregiativamente kadiroviti). Solo alcuni appunti venivano salvati e
pubblicati dallo stesso quotidiano il giorno dopo.
Prima di approdare al quotidiano di ispirazione liberale, Novaja
Gazeta, presso il quale lavorava al momento dell'assassinio, Anna
Politkovskaja cominciava nel 1982 la sua attività giornalistica,
collaborando al famoso giornale moscovita Izvestija fino al 1993.
L'attività di cronista, in qualità di responsabile della
Sezione Emergenze/Incidenti e come assistente del direttore Egor
Jakovlev, la impegnò dal 1994 al 1999 presso il quotidiano
Obščja Gazeta. Intanto già collaborava con altre radio e
TV libere. Il suo primo incarico di inviata in Cecenia fu nel 1998,
quando intervistò Aslan Mashkadov, all'epoca neo-eletto
Presidente di Cecenia.
Il rischio cui era esposta era a lei chiaro fin dal principio,
quando subiva minacce di morte, quando le intimidazioni di Sergel
Lapin, un ufficiale di polizia di cui lei aveva denunciato
comportamenti criminosi contro la popolazione civile in Cecenia e che
dopo svariate interruzioni processuali sarebbe stato condannato per
abusi e maltrattamenti aggravati su un civile ceceno, l'avevano
costretta a fuggire a Vienna. Era lucida la sua consapevolezza, come
lucido era il suo senso di responsabilità verso la verità
e le vittime delle vergogne che le sue ricerche approfondite le
ponevano sotto gli occhi. Lo sapeva e lo denunciava pubblicamente, come
fece in occasione della conferenza di Reporter senza Frontiere nel
dicembre del 2005 a Vienna. Articoli, libri tradotti anche in italiano
tra cui "Cecenia. Il disonore russo" (Fandango 2003) e "Diario russo"
(Adelphi 2007), per descrivere, denunciare accendere i riflettori
sull'operato di un governo, quello russo, che non rispettava i diritti
umani e, ovviamente, non gradiva che ciò fosse divulgato, specie
se a farlo era un racconto attendibile, approfondito e accreditato.
E infatti il racconto che Anna scriveva della guerra non tralasciava
nessun particolare e non escludeva alcuna voce, ecco perchè
è stato violentemente spezzato. Durante i suoi frequenti viaggi
in Cecenia, Anna Politkovskaja, raccoglieva le testimonianze di
militari russi come di civili ceceni e sosteneva le famiglie della
vittime nei campi profughi, denunciando le gravi connivenze tra il
governo russo e gli ultimi due Primi Ministri ceceni, Ahmad Kadyrov e
suo figlio Ramsan, entrambi sostenuti da Mosca.
La sua professionalità e la sua dedizione alle tematiche
inerenti i diritti umani l'avevano consegnata alle ribalte
internazionali attraverso prestigiosi riconoscimenti, quali il Premio
dell'Unione dei Giornalisti Russi (2001), Global Award for Human Rights
Journalism (Amnesty International - 2001) Courage in Journalism Award
(International Women's Media Foundation - 2002) e da ultimo un
riconoscimento postumo, anche italiano, ossia il Premio Internazionale
Tiziano Terzani (2007). Ma tutto questo era poca cosa rispetto ai
rischi che sapeva di correre e che non sono comunque riusciti a
sottrarla alla sua vocazione di raccontare. Anna Politkovskaja sapeva
bene di essere in pericolo come sapeva di essere negoziatrice
privilegiata nella guerriglia cecena, come sapeva di essere ritenuta
autorevole fonte di informazione anche se ciò non doveva essere
noto. E' lucida l'analisi cha offre in un saggio, pubblicato postumo lo
scorso anno, in cui scrive: «Sono una reietta. È
questo il risultato principale del mio lavoro di giornalista in Cecenia
e della pubblicazione all'estero dei miei libri sulla vita in Russia e
sul conflitto ceceno.
A Mosca non mi invitano alle conferenze stampa né alle
iniziative in cui è prevista la partecipazione di funzionari del
Cremlino: gli organizzatori non vogliono essere sospettati di avere
delle simpatie per me. Eppure tutti i più alti funzionari
accettano d'incontrarmi quando sto scrivendo un articolo o sto
conducendo un'indagine. Ma lo fanno di nascosto, in posti dove non
possono essere visti, all'aria aperta, in piazza o in luoghi segreti
che raggiungiamo seguendo strade diverse, quasi fossimo delle spie. Sono
felici di parlare con me. Mi danno informazioni, chiedono il mio parere
e mi raccontano cosa succede ai vertici. Ma sempre in segreto. È
una situazione a cui non ti abitui, ma impari a conviverci".
Ma neanche questa lucidità ha cancellato la sua sete di
verità, ha fermato il suo cammino verso la sua comprensione e la
sua condivisione. Ha fermato il suo cammino verso una morte annunciata
e cagionata da un'ingiustizia che ancora miete vittime perchè i
carnefici rimangono ancora in libertà. Intanto in Russia i
giornalisti e difensori dei diritti umani continuano a rappresentare
delle categorie a rischio. Amnesty International, nel comunicato
diffuso in occasione dela secondo anniversario dell'omidicio, ha
sollecitato il governo russo a porre fine all'impunità nei
confronti delle violenze commesse contro i difensori dei diritti umani
e i giornalisti indipendenti.
www.strill.it
preso da liberainformazione.org
11 ottobre 2008
Roma. E' scontro a Comiso sul nome dell'aeroporto: Pio La Torre o Vincenzo Magliocco.
La guerra tra vecchia e nuova giunta comunale ha provocato vivaci
polemiche e prese di posizione, compresa quella del presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenuto con un messaggio a sostegno
del ricordo di Pio La Torre, in occasione della manifestazione dedicata
all'esponente politico vittima della mafia, alla presenza del leader
del Pd Walter Veltroni.
La manifestazione, a cui hanno partecipato oltre duemila persone, è
stata organizzata per intitolare l'aeroporto a Pio La Torre contro la
decisione del sindaco, Giuseppe Alfano (An), che lo ha nuovamente
dedicato al generale Vincenzo Magliocco. La precedente giunta comunale
aveva infatti deciso di intitolare lo scalo al segretario del Pci
siciliano che si batté per la smilitarizzazione della base Nato e fu
ucciso dalla mafia nel 1982. Ma il nuovo sindaco ha cancellato la
delibera e ha ripristinato per l'aeroporto il vecchio nome.
"La scelta di Comiso consente di richiamare in un luogo appropriato
l'impegno politico e sociale dell'onorevole La Torre, appassionatamente
schierato a favore della pace e della distensione internazionale, e al
tempo stesso per il progresso economico, sociale e civile della
Sicilia" ha affermato Giorgio Napolitano in un messaggio al presidente
del "Centro studi e di iniziative culturali Pio La Torre", Vito Lo
Monaco.
"Le sue battaglie raccolsero un vasto consenso popolare" ha aggiunto il
Capo dello Stato, "e lo esposero alle minacce della mafia, di cui cadde
vittima in un sanguinoso agguato che mirava a far tacere la sua voce e
bloccare il processo di rinnovamento e di sviluppo dell'isola. Tuttavia
la sua testimonianza non fu vana: essa divenne patrimonio generale del
popolo siciliano e favorì la nascita di un comune sentire e di
movimenti unitari che hanno rinsaldato la trama della democrazia".
Il circolo territoriale di Alleanza nazionale di Comiso ha difeso la
scelta del sindaco e ha riconfermato "la piena approvazione della
decisione della giunta comunale di restituire all'aeroporto
l'intitolazione al generale Vincenzo Magliocco, (insignito, non si
dimentichi, di una medaglia d'oro, due d'argento e una di bronzo)".
Ieri il sindaco di Comiso aveva invitato Veltroni a un confronto per
illustrargli sia le ragioni che hanno indotto l'amministrazione
comunale a tornare a intitolare al generale Magliocco l'aeroporto, sia
le contestuali iniziative programmate dal comune per onorare la memoria
di Pio La Torre. Ma il leader del Pd ha fatto sapere che è disponibile
all'incontro solo nel momento in cui il sindaco ripristinerà
l'intitolazione dell'aeroporto a La Torre. Veltroni oggi era a Comiso
alla manifestazione, insieme a Fabio Mussi per le sinistre e a Beppe
Giulietti dell'Italia dei valori.
"La lotta alla mafia non è di una parte, deve impegnare tutti. E'
impensabile - ha detto Veltroni - che un sindaco sulla base di sondaggi
abbia deciso di cancellare il nome di un uomo che ha perduto la sua
vita per combattere la mafia. Questo la dice tutta sull'Italia di oggi
e la dice tutta su chi governa questo comune e non solo". E ancora:
"Chi fa il sindaco, indossa la fascia tricolore, ha il dovere di
rappresentare tutti i cittadini, anche quelli che non lo hanno votato.
Che facciamo cambiamo i nomi delle strade in base a chi vince le
elezioni? Questo sarebbe un regime, ma per fortuna in Italia non siamo
in un regime. In Italia c'è ancora la democrazia".
Tratto da: la Repubblica edizione online preso da www.antimafiaduemila.com/
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